Tre ragazzi romani che da circa 20 anni portano avanti il loro progetto musicale. Sono Johnny Par, Matt Plug e Gess. Uno fa l’attore, uno lavora in produzione per cinema, moda, fiction, pubblicità e l’altro lavora alla FAO. Ma quando salgono sul palco esce tutta la loro grinta e si trasformano nei Bestierare. Come è successo al lido Bar H di Catania, dove il gruppo è stato ospite in occasione dell’evento Rap Revenge.

Come sono nati i Bestierare?  “Ero in 4° ginnasio – racconta Matteo – ed Elio e Christian avevano già un gruppo. Dopo circa un anno che sono entrato a farne parte siamo diventati i Bestierare. Il primo lavoro che porta questo nome si trova in “Epicentro romano”, una compilation che unisce diversi gruppi romani”.

Come vi muovete sul mercato musicale? “Essendo sempre  autoprodotti e autofinanziati  – spiegano i ragazzi – e non seguendo quindi la logica di produrre un disco per una casa discografica, siamo stati sempre liberi di scrivere pezzi a nostro piacimento. Quelli che ci piacevano di più poi li raccoglievamo in un disco o in una demo e li distribuivamo in giro. Crescendo abbiamo mantenuto un po’ questa impostazione, stando più attenti però a chiudere i progetti. Abbiamo imparato come gestirci e quali sono le situazioni in cui partecipare, quelle in cui ci troviamo a nostro agio per suonare”.

A Catania com’è andata? “Abbiamo visto la città, siamo stati al mare, ma soprattutto è stato un week end gastronomico! Ci piace assaggiare i prodotti tipici, abbiamo mangiato l’arancino, la cipollina, il patè, il pesce crudo, la caponata di tonno, la pasta col nero di seppia, la granita, l’iris e tanto altro ancora. E non apriamo il capitolo cavallo, in via Plebiscito”.

Prossimi lavori dei Bestierare? “Saremo a Roma i primi di agosto, poi a settembre faremo un mini tour in Toscana e subito dopo suoneremo a Mezzago , in Lombardia, per una festa in onore di Vittorio Arrigoni (giornalista, attivista e scrittore rapito e ucciso da un  gruppo di terroristi nella striscia di Gaza, ndr), cosa che ci rende molto orgogliosi”.

 In che stato è il rap in Italia? “Da circa 10 anni è diventato un genere commerciale, aperto a canali impensabili. Per questo motivo i contenuti si sono un po’ diluiti e sono poche le situazioni in cui si può ascoltare un prodotto da dove esca fuori la vera anima del rap. Spesso si punta più sull’estetica e vediamo che comunque funziona.

Noi invece puntiamo tutto sul pubblico e siamo contenti di sentire spesso,a  fine concerto, commenti del tipo ‘Non ascolto l’hip hop ma voi mi piacete’. Questo succede perché ci distacchiamo dall’hip hop come viene inteso oggi e ci dedichiamo a prodotti più divertenti e genuini”.