Se un’isola, la Sicilia, boccia la proposta di referendum abrogativo per dire no alle trivelle, un’altra isola, la Sardegna, spalanca le porte alla consultazione referendaria che permetterà agli italiani di pronunciarsi sulla questione.

Oggi, infatti, il Consiglio regionale sardo, ha approvato la richiesta di referendum contro le norme contenute in alcuni articoli della “legge Sblocca Italia” che autorizzano le prospezioni petrolifere nel sottosuolo o in mare bypassando le competenze ambientali che sono di pertinenza delle Regioni.

Nonostante il voto contrario di ieri all’Ars, il referendum si incanala verso la celebrazione: sono cinque – così come richiede la normativa – le Regioni italiane che si sono espresse in favore della consultazione. Oltre alla Sardegna, infatti, ci sono pure Basilicata, Marche, Molise e Puglia che avevano già deliberato la proposta in precedenza. Adesso sarà compito della Corte Costituzionale pronunciarsi sulla legittimità.

L’obiettivo dei referendum è riportare alle Regioni tutto l’iter autorizzativo su scelte che interessano direttamente l’ambiente e la vita dei cittadini.

Intanto non accennano a placarsi le polemiche dopo la decisione di Sala d’Ercole che ieri ha votato contro la proposta di referendum avanzata dal M5S e sostenuta anche da altre forze politiche, da associazioni ambientalista e dalla stessa Anci Sicilia. Oggi il movimento Sicilia Nazione ha pubblicato sul proprio sito internet le foto e le mail di quanti, ieri, hanno espresso un voto contrario o di astensione.

“Crocetta e il Pd quasi al completo hanno tradito i siciliani, schierandosi dalla parte di chi vuole impedire alla gente di decidere. Hanno consegnato alla speculazione la nostra terra e il nostro mare, senza peraltro alcun rientro economico per la Sicilia. E’ giusto che tutti sappiano chi sono questi parlamentari, che si conoscano, i loro nomi, le loro facce e le loro mail”, si legge nel documento.

All’Ars solo 38 deputati si sono schierati per il referendum, in 16 hanno votato contro, due si sono astenuti e 34 erano assenti. Per fare passare la proposta ne occorrevano 46: la metà più uno.

“E’ una tripla vergogna – si legge ancora nella nota di Sicilia Nazione -. La prima perché l’Ars non si è unita alle Regioni che hanno indetto il referendum. La seconda perché è stato un voto che ha determinato solo umiliazione per la Sicilia, dato che occorreva il voto positivo di 5 Consigli regionali e hanno già deliberato positivamente la Basilicata, le Marche, il Molise, la Puglia e la Sardegna e quindi il referendum si terrà lo stesso. La terza perché le norme da sottoporre a referendum violano lo Statuto e le competenze della Sicilia e quindi l’Ars avrebbe dovuto chiederne l’abrogazione all’unanimità”.