In Sicilia, oltre a quello dei Santi, c’è anche un altro calendario. Quello che ricorda le vite spezzate dei tanti Eroi che hanno deciso di sacrificare la propria vita per sconfiggere Cosa Nostra. È un calendario triste, che mette rabbia ma che dà anche tanto orgoglio, perché i nostri Martiri condividono coi Santi una qualità: essere esempio.

Ed oggi la lotta contro la peste mafiosa ricorda l’uccisione del tenente colonnello Giuseppe Russo e del professore Filippo Costa.

Era la sera del 20 agosto 1977. Il colonnello Russo, che allora aveva 47 anni, stava passeggiando con l’insegnante e amico Filippo Costa, 57 anni. Ad un tratto furono avvicinati da tre killer che li fecero fuori. Tra di loro c’era anche Leoluca Bagarella, il cognato di Totò Riina, autore degli omicidi di mafia più efferati: la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, l’assassinio di Boris Giuliano e la strage di Capaci.

Russo, che era in congedo da alcuni mesi, fu ucciso perché era un ‘personaggio scomodo’. Era stato comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo, conosceva la mafia e i suoi boss e le sue inchieste avevano condotto in prigione molti boss e picciotti.

Del duplice omicidio, fino al 1994, furono incolpati tre pastori. Stettero in carcere, ingiustamente, per ben 16 anni. Poi le dichiarazioni dei pentiti svelarono la verità. Soprattutto quella di Gaspare Mutolo: “Per l’omicidio Russo ci sono persone che stanno pagando con la condanna all’ergastolo, ma sono completamente innocenti e fanno pena soltanto a guardarle“.

Oggi, Russo viene commemorato dai carabinieri con una corona d’alloro deposta sulla stele commemorativa che si trova a Ficuzza, vicino Corleone, nei pressi della Real Casina di Caccia del re borbonico Federico IV.

Perché il ricordo degli eroi è necessario: la nostra terra, senza di loro, non sarebbe ‘fortunata’.

Fonte: La Strage degli Eroi