Da mesi i carabinieri giravano a vuoto. La notizia confidenziale era molto interessante, ma troppo vaga. Librino non solo il suq della droga, ma deposito di uno sproporzionato quantitativo di armi, in mano alla criminalità mafiosa e pronte per essere utilizzate. La scorsa notte all’improvviso l’arsenale è saltato fuori da un finto vano di un ascensore al civico 10 di viale Moncada.

Il tutto dopo il pentimento per paura di morte dei fratelli Celso che ventquatt’ore dopo il delitto di Massimiliano Di Pietro di 39 anni si sono consegnati alla giustizia.

Sorge spontanea la domanda: chi ha messo sulla giusta strada i carabinieri e permettere loro di mettere le mani sulle 50 armi potentissime utili ad armare un esercito di affiliati?

Il sospetto che è che qualcuno abbia voluto depotenziare improvvisamente le cosche e magari evitare che la caccia ai sicari si Massimiliano Di Pietro producesse ancora morti. E lo abbia fatto immaginando un percorso diverso da quello criminale sin ad oggi intrapreso, magari l’inserimento in un programma di protezione che ancora sembra essere abbastanza distante.

Sul fronte investigativo, riguardo al delitto di Massimiliano Di Pietro poche novità: si attendono gli interrogatori di garanzia di Antonino, Davide e Michele Celso e del loro nipote di 17 anni.

Uno dei quattro deve essere ancora sentito per la prima volta: Antonino infatti non è stato interrogato dal Pm Marisa Scavo, ma trasferito subito in isolamento a piazza Lanza. L’uomo si è costituito nella sede del comando di piazza Verga in alternativa alla caserma della compagnia Fontanarosa che la sera di giovedì, ventiquattr’ore dopo il delitto, era inavvicinabile perché ‘attornata’ da personaggi in cerca di parenti dei Celso in cerca di vendette.

Stamattina nel corso della conferenza stampa dei carabinieri il comandante dei carabinieri di Catania, il colonnello Alessandro Casarsa ha rivelato che il motivo del delitto sarebbe da ricondurre ad una lite per la piazza di spaccio della droga. Qualcuno invece sussurra che ci sarebbe stata anche una partita di droga non pagata.