“La Sicilia non può essere abbandonata dall’Italia né continuare ad essere Terra di conquista”.
Un messaggio rivolto al governo regionale da poco insediatosi e a quello nazionale che verrà, un monito all’azione indirizzato a chi in Sicilia ci vive, a chi crede ancora nel cambiamento.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria dal 2006, siciliano doc e sostenitore di molte battaglie per la difesa del territorio e della provincia iblea, “dimenticata e minacciata”, anzi “oggetto di attenzioni dannose per l’ambiente e la salute”
Il riferimento è alla compagnia petrolifera texana Panther Oil e ad una storia iniziata nel 2004. Obiettivo, le trivellazioni tra Noto, Ragusa e Vittoria per l’estrazione del greggio.

“È successo l’inimmaginabile – racconta il sindaco – . Nonostante alle nostre zone sia riconosciuto un pregio elevatissimo dal punto di vista ambientale e architettonico, ci siamo trovati a combattere contro le trivelle. Come se non bastasse, uno degli scavi doveva interessare una zona limitrofa ad una falda acquifera. Sarebbe stato un disastro”. Le trivelle sono state fermate, prima tramite un ricorso al Tar e poi con l’approvazione del Piano Paesaggistico del Ragusano ma non è stato facile.
C’è voluta la mobilitazione delle amministrazioni comunali che hanno fatto fronte comune, “mentre la regione sembrava quasi in compartecipazione con la Panther”. Un duro atto d’accusa contro un governo regionale “che è stato assolutamente distratto”.

Il sindaco di Vittoria infatti, puntualizza in merito alla mancanza di adeguate misure di tutela e valorizzazione delle risorse locali. Per Vittoria, ad esempio, l’agricoltura di qualità sta trasformandosi in una spina nel fianco. Le violente grandinate delle ultime settimane poi, hanno messo in ginocchio un comparto produttivo le cui difficoltà sono all’ordine del giorno.
L’assessorato regionale alle Risorse Agricole e Alimentari sta procedendo alla conta dei danni.

“Il problema è il dopo – avverte Giuseppe Nicosia – i nostri agricoltori aspettano ancora gli indennizzi di disastri calamitosi avvenuti quattro e anche cinque anni fa. I produttori che hanno fatto grande la provincia di Ragusa nel mondo – basti pensare al pomodoro di Pachino – non sono stati mai assistiti in modo adeguato”. L’errore, secondo il sindaco sarebbe “di valutazione” e lo spiega meglio: “La Regione si affanna a pubblicare bandi ai quali possono accedere solo i grandi produttori agricoli siciliani, che si contano sulle dita di una mano, mentre le migliaia di piccoli agricoltori vengono dimenticati. Stiamo rischiando di sprecare la nostra agricoltura di qualità, prima di tutto bisognerebbe pensare ad aiutare i piccoli produttori a sopravvivere”.

Un territorio, il Ragusano, ricco di potenzialità che stentano tuttavia a diventare opportunità concreta. Eppure, nei prossimi mesi, qualcosa potrebbe cambiare.
Le attenzioni si concentrano sull’aeroporto di Comiso – mai aperto – dopo che il vettore aereo Ryanair si è mostrato interessato a trasformare lo scalo in uno dei punti cruciali di collegamento della Sicilia all’Europa.
“Saremmo felici – commenta Giuseppe Nicosia – che questa farsa dell’aeroporto di Comiso finisca. Ci è stato fatto ostruzionismo a più livelli, come se un aeroporto in Sicilia desse fastidio a qualcuno. La riapertura sarebbe un grande successo. La provincia di Ragusa è tra le più belle del Meridione, ma è rimasta tagliata fuori dai circuiti turistici internazionali per la mancanza di infrastrutture. Nonostante un mare spettacolare e dei beni culturali importantissimi, non abbiamo nessun chilometro di autostrada, nessuna ferrovia, nessun aeroporto. Questo stato di abbandono è durato anche troppo”.

Considerazioni senza dubbio pertinenti per il Ragusano, ma utili per riflettere, cercando di programmare il futuro della Sicilia. Si sta facendo abbastanza? Il sindaco di Vittoria ha le idee chiare e la risposta arriva immediata: “Dobbiamo innanzitutto proteggere le nostre realtà e poi giocarci la carta del turismo, sulla quale non si è scommesso mai abbastanza. E’ ovvio che un’offerta turistica allettante non può prescindere dalla tutela del territorio”. Un circolo virtuoso che solo lungimiranza e impegno potranno garantire, nella speranza che gli amministratori ricordino, più spesso di quanto forse non facciano già, che la Sicilia è anche la Terra dei loro figli.