Nonostante sia uno degli artisti viventi più amati ed apprezzati al mondo, Fernando Botero si presenta con la semplicità e la simpatia che caratterizza i grandi. Saluta uno ad uno gli intervenuti alla conferenza organizzata in occasione della sua visita, li ringrazia, sorride alla stampa.

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L’artista colombiano, 83 anni, arriva a Palermo per annunciare insieme al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, la proroga sino al 30 settembre della sua mostra, “Via Crucis. La Pasiòn de Cristo”, ospitata al Palazzo Reale che ha quasi raggiunto i 100mila visitatori in poco meno di tre mesi.

Un successo che lo stesso Ardizzone definisce “insperato ma motivo di grande soddisfazione ed orgoglio. Dobbiamo investire in cultura – specifica – perché tenere aperti i siti e le mostre anche il sabato e la domenica, è stata la carte vincente, nonostante i sacrifici e le difficoltà. L’obiettivo è quello di arrivare a 250mila visitatori per Botero. Ma questa – promette – non sarà una meteora culturale, stiamo già pensando ad un grande evento per il prossimo anno, per dimostrare ancora una volta che in Sicilia si può fare della buona cultura”.

Ferdinando Botero, al suo terzo viaggio in Sicilia, parla della pittura italiana, grande fonte di ispirazione, si dice innamorato del Quattrocento e di Piero della Francesca. E a chi gli chiede il significato delle forme generose delle sue figure, che lo hanno reso celebre, risponde con quello che è ormai, con 65 anni di carriera alle spalle, il suo manifesto artistico e di vita.

“La pittura – dice – altro non è che una riflessione sulla vita. Io credo che per raccontare sia necessario il volume, un concetto inventato da voi italiani e che a me piace molto. Le forme devono essere sensuali, ed io amo le forme rotonde proprio per la loro sensualità”.

Ma cos’è in fondo lo stile? L’artista lo sa bene, e racconta: “Si parte sempre dal pensiero, lo stile è l’espressione materiale di una riflessione. Ho lavorato per 25 anni prima di arrivare ad uno stile del tutto personale e al successo. L’artista lavora continuamente”.

La vita che diventa opera d’arte pur esistendo una netta separazione tra la prima e la seconda. Il ‘ricercatore’ Botero commenta la tendenza attuale del mondo della moda e delle riviste patinate che esaltano le donne filiformi e spiega: “La bellezza dell’arte non ha niente a che vedere con quella della società. Adesso le donne devono essere magre, ai primi del ‘900 piacevano quelle in carne, magari tornerà questa moda. Tutto è continua evoluzione, ma è bene distinguere sempre tra arte e vita. Quello che è molto bello nella vita può essere molto brutto nell’arte e viceversa“.

Lo stupore, il dolore, la cattiveria, la bontà, la compassione e la ferocia: la Via Crucis di Botero è un decalogo dei sentimenti umani che l’artista è stato in grado di riprodurre con grande naturalezza. Non poteva essere altrimenti. “E’ una storia straordinaria – dice pur non essendo credente – la più bella da raccontare, piena di poesia”.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Federico II, il sabato e la domenica rimarrà aperta sino alle 21 per venire incontro alle esigenze del pubblico, che è arrivato da ogni parte d’Italia e d’Europa.
Grande successo anche presso i giovani, sono 11.522 le scolaresche giunte a Palermo per ammirare le opere di Botero.

Anche nei giorni del Festino di Palermo, la mostra sarà aperta sino alle 21. Nei giorni dal 10 al 15 luglio inoltre, il biglietto d’ingresso alla mostra sarà di 2 euro.
“In questo modo – afferma Ardizzone – daremo la possibilità ai palermitani e ai tanti turisti, in quei giorni a Palermo, di poter ammirare i capolavori del maestro Botero e di unire così, simbolicamente, la devozione popolare verso Santa Rosalia e quella, assolutamente originale, per la figura del Cristo”.