E se analizzando dati ufficiali scoprissimo che nel Sud musei, gallerie, aree archeologiche e monumenti statali, destinati alla fruizione pubblica sono più numerosi di quelli del Nord e con un numero di visitatori che, se pur di poco inferiore, assicura tuttavia incassi maggiori, non si dovrebbe sfatare un altro luogo comune sul Mezzogiorno, ed essere perciò molto cauti nel sottovalutare l’importanza di quei beni per il turismo e la sua economia?

Vediamo allora alcuni numeri riferiti al 2010 che citiamo dall’Annuario statistico italiano 2011, pubblicato dall’Istat. Nel Sud continentale e nelle Isole sono presenti 147 istituti museali di antichità e d’arte statali, a fronte dei 106 nel Nord (Ovest ed Est) e dei 171 del Centro Italia che vanta, com’è universalmente noto, i grandi poli storico-monumentali di Roma, Firenze e dell’Umbria.

In totale, dunque, tutti i siti statali aperti in Italia sono 424, e di questi oltre un terzo sono localizzati nelle regioni meridionali.
Dei 147 siti ubicati nel Meridione, 69 hanno previsto ingresso a pagamento e 78 a titolo gratuito, mentre nel Nord sono stati rispettivamente 60 e 46 e nell’Italia centrale 94 e 77.

Quanti sono stati i visitatori nei siti del Sud nel 2010 ? Complessivamente 7 milioni e 680mila – con una media di 52.244 per istituto – a fronte degli 8milioni e 108mila in quelli del Nord – con una media di 76.490 – e dei 21 milioni e 547mila negli istituti del Centro, corrispondenti ad una media di 126.000 fruitori per ognuno di essi.

Il totale nazionale, dunque, è stato di 37milioni e 335mila visitatori, con una media di poco più di 88mila persone per istituto.

Ma se andiamo ad analizzare quelle paganti, scopriamo un altro dato interessante secondo il quale nei siti meridionali – in cui è stato previsto l’ingresso a pagamento – il numero dei visitatori ha raggiunto, sempre nel 2010, 3 milioni e 293mila unità, con un introito di 26milioni e 491mila euro, superiore così in assoluto ai 2milioni e 344mila fruitori in quelli a pagamento del Nord – che hanno generato incassi per 10milioni e 893mila euro – anche se inferiore, ovviamente, ai 9milioni e 878mila paganti nel Centro Italia che hanno portato ad introiti di 67milioni.

Il complesso degli incassi a livello nazionale è stato così di 104milioni e 484mila euro.
Nel Nord, peraltro, nel 2010 è stato maggiore il numero dei visitatori negli istituti con ingresso gratuito, pari a 3mi-lioni e 657 mila, mentre nel Sud i fruitori di siti in cui l’ingresso è gratuito sono stati 1milione e 761 mila e nel Centro Italia se ne sono contati 6 milioni e 823mila.

Dai dati appena citati – avremmo potuto riportarne altri, ma non abbiamo voluto saccheggiare la pazienza del lettore – emerge dunque che nel complesso il sistema museale statale del Sud ha un suo appeal, confermato anche dal numero dei visitatori paganti e dagli introiti assicurati, anche se, naturalmente, le performance di quei siti sarebbero ulteriormente e nettamente migliorabili se l’intero sistema delle autonomie locali, di concerto con le istituzioni statali preposte alla valorizzazione di quei beni, operasse di più e meglio per renderli ancor più fruibili, nel contesto di sempre migliori politiche di accoglienza turistica.

Poi certo, è l’intero sistema museale italiano – chiamato a reggere la sfida competitiva con i grandi apparati internazionali – che può e deve elevare ancora il proprio appeal anche con iniziative promozionali multi settoriali integrate, capaci di farci conservare o migliorare la nostra posizione fra i maggiori sistemi storico-monumentali al mondo.

In tale prospettiva, la premiata “Ditta Giotto, Cimabue & C.” potrebbe non bastare più, ed allora anche l’Italia della Magna Grecia, del Romanico, del Barocco e della Civiltà nuragica, deve essere chiamata a fare sino in fondo la parte che le compete.