I cinghiali si possono abbattere ma l’acqua pubblica proprio no. Il Consiglio dei Ministri, in una riunione lampo, ha deciso le sortid ella Sicilia. lo ha fatto dando il via libera a due leggi: quella, osteggiata, sull’abbattimento dei cinghiali, e la norma che modifica il rendiconto generale della Regione per il 2014 così come era stato richiesto dalla Corte dei Conti.

Due via libera quasi scontati così come più che annunciata era anche l’impugnativa della terza grande riforma siciliana: la legge sull’acqua pubblica. nessuna sorpresa, dunque. Tre riforme. tre impugnative.

Ed a sottolineare immediatamente l’inadeguatezza di Crocetta e compagni è, come sempre, davide <Faraone il renziano di Sicilia. 

“Questa volta tocca all’acqua. A proposito di credibilità” scrive senza mezzi termini sui social network il sottosegretario all’Istruzione. “Nemo propheta in patria, è proprio il caso di dirlo – continua-. Quando parlo di credibilità della Sicilia parlo proprio di questo: non ha senso fare riforme se si sa in partenza che quelle riforme poggiano su presupposti sbagliati. Ennesimo capitolo di una saga che va avanti da troppo tempo: oggi il governo nazionale impugna la legge sull’acqua”.

E la legge viene impugnata per una serie di criticità che erano già evidenti prima del voto finale dell’Ars. Lo scorso agosto, a pochi giorni dall’ultimo passaggio in aula, dichiaravamo pochi e semplici concetti: “L’acqua è pubblica. Abbattere i totem ideologici è la prima condizione per fare nuove leggi. I cittadini devono pagare il giusto e il servizio deve essere efficiente. Quindi basta un solo ambito e non nove, un solo gestore per sub-ambito e non 390, uno per ogni comune siciliano. Non ci appassionano i dibattiti sulla burocrazia e sulle poltrone. Facciamo leggi buone per i siciliani in virtù della nostra autonomia, non facciamoci condizionare dai vizi della specialità”.

“Sono passati appena tre mesi e tutto quello che avevamo detto si è verificato sotto i nostri occhi. Increduli. Qui nessuno vuole fare la Cassandra della situazione. Fare le riforme non deve essere il disbrigo svogliato di un compito in classe mal digerito. La Sicilia – conclude – faccia le riforme per i siciliani”.

In tutto questo l’unica nota positiva, anche se quasi scontata è il fatto che il Consiglio dei ministri abbia invece deciso di non impugnare la legge di approvazione del Rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2014. si trattava sì di una richiesta della Corte dei Conti ma in passato di trabocchetti d’aula nelle leggi se ne sono visti fin troppi.

Lapidario il commento del Presidente della Regione che annuncia come “Il governo regionale, sulla base del confronto già avviato con il governo nazionale, convocherà immediatamente la commissione parlamentare, l’assessore competente e l’ufficio legislativo e legale della Regione, per valutare insieme gli atti necessari da compiere per superare il problema”.