Sono centinaia gli sbarchi sulle coste della Sicilia. Da una parte all’altra dell’Isola, le coste sono assaltate da migliaia di disperati: Catania, Pozzallo, Palermo, Lampedusa, Porto Empedocle. Difficile anche tenere il conto.

Arrivano con tutti i mezzi: navi mercantili, navi cisterna, pescherecci, e i mezzi della Marina militare. È un’emergenza senza fine. Che con l’operazione ‘Mare Nostrum’ sta portando nelle città siciliane migliaia di disperati che hanno bisogno di assistenza. Ma i Comuni non ce la fanno più: le risorse sono limitate e i mezzi scarseggiano. Senza contare che al Cara di Mineo ci sono già 4000 rifugiati.

Tanto che lo stesso sindaco di Catania Enzo Bianco ha denunciato: “I Comuni sono allo stremo, non sono più in grado di fronteggiare un’emergenza di così vaste proporzioni. Lo sforzo va distribuito sul territorio di tutto il Paese. Il governo nazionale dichiari lo stato d’emergenza”.

Bianco, in pratica, chiede al governo di far valere la presidenza di turno, “per invitare tutti i Paesi dell’Unione Europea ad attuare il pattugliamento costante del Mediterraneo con le relative operazioni di soccorso e assistenza”.

Gli ha fatto eco Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl siciliana. “È un’emergenza umanitaria che non può essere sostenuta dalle sole comunità siciliane – ha detto – che pure offrono solidarietà e accoglienza ma con mezzi, risorse e strutture che non bastano più”.

Anche Calogero Firetto, sindaco di Porto Empedocle, ha lanciato un nuovo appello: “Non lasciateci soli! Ormai siamo di fronte a un dramma disumano”.

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