“Siamo qua per l’onore di Catania”. Se c’è un fil rouge che lega la manifestazione del 1993 a quella andata in scena oggi, dopo la scandalo calcio scommesse che ha travolto i vertici del club rossazzurro, è proprio in questo coro che i tifosi continuano ad intonare da più 20 anni. “Siamo qua per la maglia e la città” perché allora come oggi difendono quei colori. E basta.

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Non importa se il palcoscenico è quello del prime time televisivo (come è stato) o il campo di una squadra della provincia italiana (come è stato e come potrebbe essere), loro garantiscono che ci saranno.

Alla manifestazione in via Etnea promossa da tutti i club del tifo organizzato hanno partecipato almeno 2mila persone per contestare prevalentemente l’ex presidente Antonino Pulvirenti,ma non sono mancati i cori contro Lega e ‘calcio moderno’.

Il corteo è stato aperto da uno striscione con una scritta eloquente, “Il Catania non si tocca” e  si chiudeva con altri indirizzati al massimo dirigente finito nella bufera.

Mentre rimbombano i cori fra i palazzi del centro storico c’è chi continua a chiedersi come andrà a finire questa storia.

Catania, però,  sa che quella appena iniziata sarà un’estate lunga ed incandescente e  c’è la consapevolezza diffusa che si pagherà caro quanto scoperto dagli investigatori nell’inchiesta che sta scuotendo il calcio italiano. Ciò che chiedono i tifosi è che si paghi il giusto.