Bandiere, striscioni di intere categorie produttive, sigle sindacali, sindaci con gonfaloni delegazioni dei poli chimici siciliani, ma anche studenti e commercianti sono scesi in piazza contro il minacciato disimpegno dell’Eni, per scongiurare la chiusura della raffineria in difesa dei 3.500 posti di lavoro, tra diretto e indotto, che rischiano di essere cancellati.

Duri gli interventi degli esponenti del mondo sindacale. Maurizio Bernava segretario regionale della Cisl, ha dichiarato: “Non lasciateci soli, mi rivolgo all’Eni che deve fare di più: deve tornare sui suoi passi, ripartire dall’accordo del 2013 .Investire i 700 milioni del piano concordato. L’Eni deve rimettere subito in moto gli impianti per riportare serenità a questi lavoratori”.

Quindi il messaggio al governo nazionale e quello regionale. “Il governo Renzi – insiste Bernava – ha il compito di pensare a politiche industriali ed economiche. Il piano Renzi per il Mezzogiorno parta da qui, da Gela, rendendo possibili processi di investimento e accompagnando la riqualificazione dell’area dell’Eni.Riguardo al governo regionale, “il presidente Crocetta finalizzi le royalties delle estrazioni petrolifere per lo sviluppo dei territori interessati”.

Gli ha fatto eco anche Michele Pagliaro, segretario Cgil Sicilia: “Per anni- aggiunge Pagliaro- abbiamo subito lo scambio salute/ lavoro. Oggi vogliamo richiamare Eni alle sue responsabilità per uno sviluppo eco- compatibile del sito gelese”.

Una mobilitazione generale, contro quello che potrebbe essere un vero e proprio disastro per il tessuto economico di un comprensorio quello di Gela e Caltanissetta che per anni ha fatto del petrolchimico il suo punto di forza e che all’ improvviso nonostante l’accordo siglato dal Presidente Crocetta con i grossi colossi petroliferi, tra cui anche Eni,per il via alle trivellazioni nel Canale di Sicilia, sembra mettere tutto in discussione, soprattutto il futuro dei lavoratori.

Questi hanno ricevuto il sostegno dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi: “Sono vicino con la preghiera alle preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie per la paventata chiusura della raffineria dell’Eni di Gela e auspico la positiva soluzione del grave problema”.Anche il vescovo di Piazza Armerina- Gela monsignor Rosario Gisana, ha mostrato ampio interesse per trovare delle possibili soluzioni, nei giorni scorsi ha nviato una lettera aperta alla diocesi chiedendo che non vengano tagliati gli investimenti.

La questione del petrolchimico di Gela và avanti da diversi mesi,questo corteo rappresenterebbe l’ultima ancora di salvezza, per una minaccia che nonostante le rassicurazioni dell’azienda petrolifera, di fatto incombe su migliaia di lavoratori.

E’ vero che Eni, dal canto suo, pur confermando la crisi del settore della raffinazione del petrolio in Italia e in Europa, ha smentito per bocca del suo amministratore delegato,Claudio Descalzi, l’ipotesi di chiusura della raffineria di Gela, sostenendo, invece, di essere disponibile ad aumentare i propri investimenti – si parla di una cifra superiore ai 2 miliardi – su nuovi progetti di sviluppo eco-sostenibile attraverso la produzione di bio-carburanti e lo sfruttamento di nuovi giacimenti di metano e petrolio, ma sembra che tutto ciò non dissolva la tensione.

In testa al corteo ma non solo, appare molto preoccupato per la situazione venutasi a creare è il primo cittadino di gela, Angelo Fasulo: “Non permetteremo queste scelte insensate che non hanno nemmeno una logica economica. Subiamo il tradimento per la cancellazione di un piano di sviluppo che solo un anno fa avevamo costruito insieme all’Eni”.

Come presidente dell’Anci, è arrivato forte e chiaro l’appello del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Il Governo nazionale intervenga tempestivamente, avviando un processo di pianificazione delle politiche di sviluppo locale, consapevoli del fatto che, la questione relativa alla paventata chiusura della raffineria, non possa limitarsi a un mero confronto tra azienda e lavoratori sugli assetti occupazionali, ma è una questione che coinvolge l’intera comunità di Gela e del comprensorio che rischia di pagare a causa di ‘esigenze di mercato’ e ‘strategie aziendali’ costi sociali ed economici devastanti”.

Più volte chiamato in causa e protagonista del corteo , è stato il presidente Rosario Crocetta che ha affermato: “L’Eni dovrà fare i conti con questa resistenza,che non sara’ breve ma di lunga durata, perche’ non possiamo permettere l’abbandono di una citta’ che viene spremuta come un limone e poi gettata via”.

Guardando avanti si teme come sottolineato da leader sindacali nazionali che dopo lo stabilimento gelese, con un effetto domino, cadano a uno a uno anche gli altri siti industriali come Milazzo, Priolo e Gagliano.

Una situazione che potrebbe scappare di mano hanno affermato le segreterie sindacali dei settori dell’energia, della chimica, del tessile e delle gomme, hanno deciso per il 29 luglio lo sciopero nazionale di 8 ore da sostenere nel gruppo Eni (due ore negli altri gruppi) con una manifestazione di protesta alle 15 davanti a Montecitorio.