Dopo la sospensione da funzioni e stipendio per Silvana Saguto tocca ad altri due magistrati di Palermo comparire davanti al Consiglio Superiore della magistratura perché ritenuti coinvolti nello scandalo gestione dei beni confiscati in base all’indagine della procura di Caltanissetta.

Si tratta del pm della Dda Dario Scaletta e dell’ex consigliere del Csm Tommaso Virga, protagonista di un vero e proprio sfogo davanti alla Prima Commissione che ha aperto nei confronti di tutte le toghe sotto inchiesta la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale.

Entrambi hanno respinto ogni addebito parlando di accuse del tutto infondate. Virga, che per la prima volta poteva controbattere alle accuse, ha parlato per 4 ore e mezza  assistito dal procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena quale difensore.

Il magistrato, chiamato in causa per effetto del’incarico di amministratori giudiziario che la Saguto attribuì al figlio giovane avvocato, ha spiegato di non aver mai prestato alcun tipo di aiuto, quando era al Csm ne dopo, all’ex presidente delle Misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto e di non aver in alcun modo spinto la collega a nominare suo figlio Walter, avvocato e ricercatore universitario, amministratore giudiziario in una procedura di particolare rilievo.

Secondo la ricostruzione di Virga la vicenda va riportata alla normale dialettica professionale. sarebbe stato il figlio a proporsi come professionista qualificato per quell’incarico forte del suo curriculum fatto di esperienze di studio e lavoro anche all’estero. Al contrario il padre lo avrebbe sconsigliato, anche per i rischi connessi alla gestione di patrimoni sequestrati alla mafia.

Gli interrogatori, tenuti a porte chiuse, saranno seguiti da analoghe audizioni anche per gli altri tre magistrati di questa inchiesta