Rischia di ‘implodere’ la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Sotto i colpi di una inchiesta partita da Caltanissetta e gestita da un magistrato proveniente da Palermo, che si allarga sempre di più, cadono una dopo l’altra le pedine che componevano la scacchiera dell’antimafia delle confische.

Sempre per libera scelta e motivi di opportunità, dopo la presidente Silvana Saguto, dimessasi inquanto indagata nell’inchiesta sulla gestione dei beni confiscati e destinata ad altro incarico, va via un altro giudice, quello che nella sostanza era una sorte di vice della stessa Presidente e il cui coinvolgimento nell’inchiesta è emerso sabato.

Si tratta di Lorenzo Chiaramonte finito nel mirino dei colleghi insieme ad altri magistrati a vario titolo. Il presidente del tribunale, che già aveva sostituito Silvana Saguto con Mario Fontana, ha assegnato il posto a Luigi Petrucci.

A comunicare la sostituzione è stato il presidente del Tribunale Salvatore Di Vitale: “Questa determinazione – dice  il magistrato – intende tempestivamente garantire la continuità e la piena funzionalità di un organo giudicante, da anni centrale nella strategia di contrasto dello Stato alla criminalità mafiosa. Il provvedimento mira ad agevolare i doverosi accertamenti in corso che potranno svolgersi in un clima di serenità idoneo a favorire i più dettagliati approfondimenti”.

Intanto l’inchiesta continua ad allargarsi. Oltre Saguto e Chiaramonte sarebbero indagati altri due magistrati con ruoli diversi in questa vicenda. Si tratta di Dario Scaletta e del presidente Tommaso Virga.

Silvana Saguto sarebbe indagata per l’assegnazione di numerosi incarichi ad amministratori giudiziari fra cui l’avvocato Cappellano Seminara che a sua volta avrebbe dato incarichi al marito ed al figlio della Saguto. Ma incarichi sarebbero arrivati per vie traverse anche a Walter Virga, figlio di un altro presidente del tribunale.

Le posizioni dei vari magistrati non sarebbero tutte uguali. Dario Scaletta, ad esempio, avrebbe rivelato alla Saguto dell’indagine a suo carico e sarebbe, dunque, indagato per violazione del segreto d’ufficio. Si tratta dello stesso magistrato che fu costretto ad una relazione di servizio per spiegare i propri rapporti con il medico Matteo Tutino indagato a Palermo in altra inchiesta.

Come avvenne la fuga di notizie da Caltanissetta? Come faceva Scaletta ad esserne a conoscenza? una domanda che potrebbe portare la procura di Catania, secondo indiscrezioni, ad indagare su questo aspetto e dunque a carico di magistrati attualmente in servizio a Caltanissetta. Si tratterebbe di due o tre inquirenti che potrebbero aver dato notizie a Scaletta o forse non a lui che potrebbe averle avute da terzi, forse da personaggi che non ricoprono più un ruolo in magistratura.

Si infittisce, dunque, un giallo che rischia di travolgere un intero sistema compresi i soggetti che hanno fatto scattare l’indagine. in origine, infatti, l’inchiesta partirebbe da due filoni: da un lato la gestione dei beni di Massimo Ciancimino (riguarda alla quale Cappellano Seminara rende noto di non essere indagato a Roma come qualcuno ha scritto) da un altro riguarderebbe la confisca del gruppo Rappa fra cui anche  le emittenti televisive Trm.

Di certo c’è ancora molto da capire intorno a questa vicenda