Il terremoto giudiziario abbattutosi ieri nel tardo pomeriggio sulle spese folli dell’Ars non è un tema circoscritto alla scorsa legislatura anche se le spese contestate agli 83 deputati ed ex deputati indagati e agli altri 14 fra funzionari dell’Ars e destinatari esterni dei benefit che la magistratura considera illeciti si riferiscono tutte a quegli anni.

Sotto inchiesta è finito circa anche un terzo dell’attuale Assemblea regionale siciliana che già aveva la sua quota di indagati per altre vicende di natura diversa.

Ad essere coinvolti nell’inchiesta per peculato sono anche l’attuale presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che si è subito premurato di dichiarare il proprio nuovo corso con un laconico “chi ha sbagliato, paghi”. Indagato anche un deputato questore Paolo Ruggirello.

L’inchiesta, per una volta, non fa differenze fra partiti politici e vecchi e nuovi schieramenti. Sotto la lente di ingrandimento della magistratura anche le spese ed i benefit per gli attuali presidenti di 6 delle 7 Commissioni parlamentari. Si tratta di Nino Dina, Bruno Marziano, Pippo Digiacomo, Toto Cordaro, Riccardo Savona e come dimenticare Antonello Cracolici che ha diffuso in panico all’Ars comunicando pubblicamente per primo di aver ricevuto l’avviso di garanzia che stava arrivando a tutti.

L’elenco continua con tanti altri deputati in carica come Baldo Gucciardi, Roberto di Mauro, Nicola Leanza, Paolo Ruggirello, Francesco Cascio,  Nicola D’Agostino, Giuseppe Lupo, Pippo Currenti, Pippo Nicotra, Marco Forzese, Giovanni Greco, Totò Lentini, Pippo Gianni, Michele Cimino.

Complessivamente un terzo dell’assemblea regionale in carica è sotto inchiesta. Un fatto che il presidente della regione non ha voluto commentare se non con un laconico “il passato ci insegue, bisogna approvare subito la finanziaria”. Una frase sfuggita a Crocetta durante le frenetiche ore notturne che, pur non commentando la situazione venutasi a creare, lascia trasparire preoccupazione per l’evolversi delle cose e una maggiore fretta nel chiudere un difficile documento finanziario (approvato poi alle 3 del mattino) senza il quale la Regione sarebbe rimasta nell’impossibilità di pagare persino gli stipendi che comunque a gennaio ritarderanno non poco.

mav