Riaccende le polemiche sull’allarme sicurezza per il personale sanitario la violenta aggressione verificatasi lo scorso giovedì pomeriggio (26 giugno) al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania.

A denunciare l’episodio il Cni-Fsi Sicilia, Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti. La vittima sarebbe una infermiera “che aveva invitato il parente di un paziente ad accomodarsi fuori in quanto impegnata con un codice più urgente. L’uomo, un pregiudicato conosciuto nel reparto per le numerose richieste di soccorso registrate, dopo l’invito dell’infermiera ad allontanarsi, è ritornato sul posto con la moglie e ha costretto quest’ultima a dare due schiaffi all’infermiera”.

“La vittima ha preferito non sporgere denuncia – spiega Calogero Coniglio, segretario regionale del Cni-Fsi Sicilia – . La collega, infatti, spaventata attualmente è in congedo per infortunio sul lavoro. Questo episodio è solo uno dei tanti casi di violenza subiti da medici e infermieri del reparto di emergenza-urgenza. Da tempo lanciamo l’allarme sicurezza al pronto soccorso, siamo sempre in prima linea e indifesi di fronte a questi episodi“.

Il Cni-Fsi Sicilia aveva, infatti, già denunciato a febbraio l’insostenibile situazione alle nove procure siciliane, ma senza risultati. Minacce verbali, spintoni e spallate nei pronto soccorsi ospedalieri sono all’ordine del giorno in tutta Italia e le aggressioni vere e proprie diventano sempre più frequenti. Ma il problema sta alla base. Manca la sicurezza e il personale. C’è carenza del servizio di polizia. E gli operatori sanitari non sono tutelati.

Il rischio di subire aggressioni per infermieri e operatori sanitari è, infatti, più elevato rispetto ad altri lavoratori che operano in contatto diretto con l’utenza. Il tipo di violenza che colpisce maggiormente gli operatori sanitari è quella proveniente dai pazienti e dai loro parenti, attraverso aggressioni fisiche, verbali o di atteggiamento.

Gli operatori sanitari, per tutelarsi, sono così costretti a stipulare un’idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, in quanto l’azienda ospedaliera non copre la colpa grave. “Noi del Cni-Fsi Sicilia – conclude Coniglio – ci siamo stancati di tutto questo e questa mattina abbiamo denunciato formalmente questa situazione ormai insostenibile al Prefetto chiedendo un incontro urgente“.