Sovraffollamento, condizioni igieniche disastrose, mancanza di spazi per le attività fisiche e di occasioni lavorative . E ancora. Di acqua calda e riscaldamento nei mesi invernali manco a parlarne. E in estate, quando le temperature diventano insopportabili, rubinetti asciutti o, se va bene, l’acqua è razionata. E’ il carcere, o meglio, l’inferno del carcere catanese di Piazza Lanza, cartina di tornasole dei penitenziari siciliani, in cui le condizioni di sovraffollamento alimentano proteste un pò ovunque.

A Catania, i detenuti dei reparti Amenano e Nicito, che in cella vivono  stipati anche in 10, esasperati da condizioni di vita inumane che li ha portati al limite della sopportazione fisica e mentale, inizieranno da lunedì prossimo lo sciopero della fame. Oltre al cibo rinunceranno all’ora d’aria, agli incontri con gli avvocati difensori, alle cure mediche e alle poche attività ricreative.

Una situazione incandescente ed esplosiva, tanto che l’Osapp, l’organizzazione sindacale della polizia penitenziaria, lancia l’ennesimo allarme: nelle carceri siciliane i detenuti sono troppi,  la situazione è al limite. Chiediamo “l’intervento delle prefetture per l’utilizzo di 150 agenti della polizia penitenziaria in forza alla scuola di San Pietro Clarenza” dice Mimmo Nicotra, vicepresidente dell’Osapp.

In questo momento, ci sono duemila detenuti in più: 7.500 a fronte di una capienza di 5.500. Animi esasperati anche nella casa circondariale di Trapani, l’altro ieri per tutta la giornata, senz’acqua. Qui “la situazione è davvero al limite”, spiega Nicotra, “per la mancanza dell’acqua culminata con la protesta dei detenuti, poco più di 500, che hanno sbattuto le gavette contro le sbarre della cella. Grazie all’intervento dei vigili del fuoco la situazione è stata fronteggiata con l’invio di una cisterna d’acqua”. Non è certamente migliore la situazione all’Ucciardone di Palermo dove nei giorni scorsi i detenuti hanno protestato pacificamente.

“Ecco perchè – conclude Nicotra –  riteniamo di lanciare l’allarme nelle carceri della Sicilia: il caldo dei giorni scorsi, con punte di 40 gradi, pregiudica la vivibilità delle celle. Ecco perché chiediamo al dipartimento dei rinforzi per superare l’estate almeno per il mese di agosto”.