Una ruspa e tre camion della ditta Capobianco, aggiudicataria dell’appalto del Comune per radere al suolo i primi 8 manufatti abusivi in zona “A” del parco archeologico, si trovano in viale Emporium, all’ingresso del quartiere balneare di San Leone.

A poche decine di metri, in via Afrodite, ci sono due fabbricati, ricadenti nell’area dell’ex ristorante “Principessa Zaira”, da radere al suolo.

Secondo quanto è stato reso noto dalla Procura – al momento dell’illustrazione del protocollo d’intesa sulle demolizioni fra il Comune di Agrigento e la Procura – il proprietario “ha già, autonomamente, demolito, in parte, alcune opere.

Opere oggetto di un ordine di demolizione risalente al 1992”. Se oggi, l’agrigentino, proprietario dei due manufatti abusivi, dimostrerà d’aver completato tutte le demolizioni, le ruspe della ditta Capobianco faranno ‘dietro front’.

In caso contrario, invece, entreranno in azione. All’ingresso di via Afrodite, in attesa che parta il sopralluogo di verifica, ci sono anche gli appartenenti al corpo Forestale. Le due demolizioni di via Afrodite sono gli interventi più costosi della prima tranche.

La spesa prevista era di 25.300 euro e 21.047 euro. Rasi al suolo questi manufatti, la lista delle prime 8 demolizioni potrà, dunque, considerarsi conclusa.

I proprietari dei fabbricati, ricadenti nell’area dell’ex ristorante “Principessa Zaira”, hanno provato ad opporsi, dimostrando d’aver demolito autonomamente un edificio e la piattaforma dell’anfiteatro.

Gli agrigentini avrebbero chiesto qualche giorno di tempo per rimuovere i detriti. La ruspa ha però iniziato i lavori, procedendo proprio dalla rimozione dei cumuli di detriti.

Si presume che, compreso il conferimento in discarica, sarà necessaria l’intera giornata. I proprietari di quegli immobili – nel tempo adibiti a ristorante e poi, prima di essere dismessi, a scuola di danza – avevano anche, qualche tempo fa, proposto un ricorso dicendo che i fabbricati li avevano comprati da una terza persona che, di fatto, è stato l’autore dell’abuso edilizio.

Del caso si è occupato il giudice Francesco Gallegra, nell’ambito del cosiddetto “incidente di esecuzione”, che ha ordinato la demolizione, ritenendo ininfluente la circostanza.