Un buco da oltre trenta milioni registrato negli istituti pubblici di assistenza e beneficenza. In tutta la Sicilia sono decine le strutture al verde e centinaia di dipendenti sono in attesa dello stipendio da mesi, con ritardi che arrivano fino a cinque anni. A Caltagirone l’Ipab ha un deficit due milioni e mezzo di euro. A Campobello di Licata, provincia di Agrigento, ci sono addirittura tre Ipab nell’arco di un centinaio di metri, due addirittura sono situate una di fronte all’altra.

Sono 151 le Ipab in Sicilia, di cui almeno un centinaio in difficoltà economica sia per i buchi di bilancio per malagestione sia per problemi di liquidità. Le Ipab sono strutture pubbliche di assistenza e beneficenza che possono contare sugli introiti delle rette di ricovero pagate in proprio dagli utenti o, per quanto riguarda i meno abbienti, pagate dai Comuni. Un universo che conta circa 750 dipendenti a tempo indeterminato più 1.200 professionisti a contratto, la maggior parte dei quali alle prese con lunghi ritardi nel pagamento delle indennità.

Serve una riforma che esiste ma non è stata ancora approvata. Per l’assessore regionale alle Politiche sociali, Ester Bonafede, “la riforma è già stata discussa ma è una situazione molto complessa – spiega l’assessore regionale al Giornale di Sicilia  – contiamo a breve di esitare il testo, ma dobbiamo definire ancora alcuni passaggi. Oggi abbiamo compiti di vigilanza e controllo sulle Ipab ma non interveniamo sulla vita gestionale se non tramite l’invio di commissari. La riforma ci consentirà di azzerare il debito e di ripatrimonializzare gli enti, procedendo con accorpamenti e fusioni. Bisogna trasformarle in aziende pubbliche o di diritto privato, come associazioni e fondazioni, se il loro volumi d’affari non è tale da consentire di auto sostenersi”.