Italia e Sicilia unite nel segno della crisi di governo. L’instabilità politica accomuna Palazzo d’Orleans e Palazzo Chigi. Due risultati identici a cui, però, si è arrivati in modo sostanzialmente diverso. A Roma in queste ore si sta sbriciolando l’esecutivo Letta, frutto di un compromesso disperato, per trovare una maggioranza di governo, tra i due partiti che negli ultimi anni si erano scontrati senza tregua. A Palermo, invece, si sta assistendo al collasso del centrosinistra o, per essere più precisi, del Pd siciliano. Perché lo scontro vede come protagonisti Giuseppe Lupo, segretario siciliano del partito e il governatore Crocetta, che del Pd è un iscritto.

Tornando alla crisi di Roma, i rapporti tra Pd e Pdl, in verità sempre tesi, hanno iniziato a deteriorarsi dopo la condanna per evasione fiscale in Cassazione del leader del partito centrodestra, Silvio Berlusconi, nel processo per i “Diritti Mediaset”.  Ieri, lo stesso Berlusconi, ha dichiarato irricevibile la decisione di aumentare l’Iva, definendola  ‘una grave violazione’ dei patti di governo. Il Cavaliere ha chiesto anche ai ministri del Pdl di rassegnare le proprie dimissioni. I Parlamentari ‘azzurri’ (non tutti in verità sono d’accordo) faranno lo stesso mercoledì prossimo.

Diverso il caso siciliano. Nonostante Il Pd e Crocetta abbiamo condotto la campagna elettorale e vinto le insieme alle urne, i rapporti tra il presidente della Regione e il suo partito si sono subito inclinati. Pomo della discordia la nascita del movimento politico “Il Megafono”, che da lista elettorale si è trasformato in un soggetto politico dai contorni sempre più delineati.  Lo scontro, con il passare dei mesi si è fatto sempre più intenso, fino a culminare nel ritiro del sostegno al governo da parte del Pd, insoddisfatto dell’azione di governo di Crocetta e disturbato dalle continue esternazioni del governatore contro i partiti assetati di poltrone e spartizioni clientelari.

Le storie di Roma e Palermo però ritornano simili nella possibile soluzione della crisi. In entrambi i casi, infatti, è ipotizzabile una nuova maggioranza parlamentare a sostegno dello stesso leader di governo. Nel caso del premier Letta si tratterebbe di trovare dei senatori disposti disobbedire agli ordini di partito (tra le file di Pdl e M5S in particolare) per formare un nuovo esecutivo e consentire al Pd di restare al governo. Per Crocetta, che non è vincolato dal voto di fiducia, non previsto dallo statuto siciliano, la situazione è decisamente più facile: basta trovare una manciata di deputati per continuare a governare la Sicilia senza il Pd. Per il governatore le conseguenze di questa crisi sembrano esse ‘solo’ politiche.