Matteo Renzi lo ha promesso appena ieri sera nell’intervista (?!) a Che tempo che fa di Fabio Fazio: “La legge elettorale sarà varata domani – ovvero oggi – al massimo martedì mattina”.Ma lo slittamento dell’aula, convocata per le 11 di oggi, a causa di un approfondimento degli emendamenti richiesti proprio dal governo al comitato dei nove – il gruppo ristretto di componenti della commissione Affari Costituzionali – fa presagire tempi un po’ più lunghi. O al contrario un’abile strategia di temporeggiamento che serve a Renzi e Berlusconi per perfezionare gli ultimi dettagli di una legge elettorale che sembra scontentare tutti.

A partire dall’emendamento sulla parità di genere, ovvero l’obbligo di legge di inserire in lista il 50% di donne in posizione utile all’elezione nelle liste corte ma pur sempre bloccate che l’Italicum introduce. Tema su cui Forza Italia non sembra voler cedere, nonostante i ripetuti e non smentiti rumors su una trattativa di scambio in corso fra parità di genere ed emendamento salva-Lega. L’ultim’ora, però – secondo fonti del governo – è che l’esecutivo guidato da Matteo Renzi sull’emendamento per la parità di genere ha deciso di rimettersi alle votazioni d’aula lasciando di fatto aperta e libera l’espressione di voto dei parlamentari. Sull’emendamento pare verrà chiesto il voto segreto. Le speranze delle circa 100 deputate donna che questa mattina si sono presentate nell’emiciclo di Montecitorio vestite di bianco, sembrano quindi sfumare.

L’altro tema è quello introdotto ieri da una dichiarazione del ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi: “La legge non potrà essere stravolta al Senato”, ha detto la ministra. Mentre l’intendimento, a partire dal suo partito, è esattamente opposto. Anna Finocchiaro ma anche l’ex presidente del Pd, Rosy Bindi, sulla parità di genere – se non passasse fra oggi e domani a Montecitorio – intendono intervenire a gamba tesa sul disegno di legge che deve poi passare alla Camera in seconda lettura. E non solo sulla parità di genere. Strisciante è il sospetto che fra Ncd e Pd – almeno la frangia antirenziana – sia in corso un tentativo di recuperare nella Camera alta del Parlamento anche il tema delle preferenze che per Nuovo centrodestra è un punto d’onore.

Quello che sembra certo al momento è che la sicurezza mostrata dal premier Matteo Renzi rischia di infrangersi nei mille scogli dell’ostruzionismo in aula, più o meno scoperto, e che l’accordo con Silvio Berlusconi si incrini pesantemente dando fiato ad un rischio che l’assemblea del gruppo parlamentare dei Democratici alla Camera ha già affrontato come il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia ha dichiarato a Si24.it. Che cioè si vada al voto ben prima della scadenza della legislatura mettendo nel cassetto i sogni veri o presunti dell’orizzonte di legislatura evocati da Renzi con un doppio sistema elettorale: uno per la Camera, l’Italicum e uno per il Senato, il Consultellum venuto fuori dalla bocciatura per incostituzionalità del Porcellum.

Alle 14.38 prende il via la seduta di Montecitorio. Il presidente della commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto, sta dando il parere del gruppo di lavoro sugli emendamenti al voto dell’aula.