Una baby-profuga di neanche un anno che aspetta, anche lei, di passare il confine tra Turchia e Grecia. La bambina che si chiama Huda è siriana ed è talmente piccola che non è ancora in grado di camminare. Con il suo pigiama a fantasia ha gattonato sul confine tra Turchia e Grecia, nello specifico sul tratto autostradale Istanbul-Edirne e si è fermata al centro della strada, con davanti a lei decine e decine di soldati schierati con scudi antisommossa.

I militari non si sono mossi e lei si è seduta al centro della carreggiata in attesa di passare lo schieramento di militari che la guardano con fare perplesso.

Lei non ha paura e guarda con curiosità e fiducia. E’ figlia della guerra ma non lo sa. Il suo mondo è privo di giudizi, di egoismo, tuttalpiù piange ed ha paura.

Molti dicono che queste immagini non si dovrebbero mostrare perché significa strumentalizzare i piccoli, ma non è così. Talvolta il cuore degli uomini si arrende dinanzi all’innocenza, dinanzi a quegli occhi sgranati che disarmano. Non servirebbe nascondere queste immagini, perché sarebbe una negazione della realtà, di una guerra di cui i piccoli sono le prime vittime.

La sua foto ha fatto il giro del mondo. L’autore dello scatto è il fotoreporter dell’agenzia EPA Tolga Bozoglu che, col suo gesto, vuole mostrare la vera faccia della guerra, quella che non esclude nessuno, neppure i bambini. Ma sono tante le immagini su cui si sono soffermati ultimamente i nostri occhi: Una bambina siriana di 4 anni senza vita su una spiaggia. Il corpicino in una buca, la testa adagiata su una specie di sostegno di cemento.

La nuova foto che testimonia la tragedia dei migranti arriva ancora una volta dalla Turchia. Nella provincia sudorientale di Diyarbakir, invece, una bambina di otto anni, Elif Sismek, è rimasta uccisa da una granata lanciata contro un mezzo corazzato. Perché tanto sangue lungo le strade, tanti bambini uccisi che potrebbero essere i nostri figli. La guerra la decidono in pochi ma la combattono tutti. Gli uomini che decidono il destino dei popoli non comprendono che per soddisfare la sete di potere e di conquista usano la vita di gente umile, povera, senza strumenti che possano aiutarli a capire il perché devono scappare dalla loro terra, lasciare i luoghi dove erano nati, cresciuti e avevano vissuto forse poveri ma sereni. Adesso scappano e non si guardano alle spalle, vanno in terre dove sono accolti malvolentieri. In fondo che cosa chiedono?

La risposta potrebbe essere quella di Fath, papà di Huda: “La nostra casa è distrutta, cerchiamo solo un posto dove poter vivere in pace”.