A migliaia hanno invaso Catania, una delle sette città italiane che è scesa in piazza contro la riforma scolastica promosso dall’esecutivo nazionale. Un serpentone colorato in cui si mescolano studenti, professori, personale non docente e anche tanti genitori perché a detta dei manifestanti “quella di Renzi è tutt’altro che una buona scuola”.

Il corteo partito da piazza Europa e composto dalle rappresentanze provenienti anche da altre città siciliane si è snodato lungo corso Italia e appena la testa del gruppo è giunta davanti la residenza catanese del Prefetto (che rappresenta il governo in ogni capoluogo), così come avvenuto nel resto del Paese, sono partiti dei fischi. Tre per l’esattezza: “Perché la partita del ministro Alfano è finita”.

Quella dinnanzi a Villa Letizia, infatti, è stata un’azione per contestare l’intero governo di Matteo Renzi.

C’è tempo per una ‘colazione volante’ in un bar mentre la marcia prosegue verso piazza Roma e mentre si sorseggia il caffè si stila un primo bilancio della manifestazione. “Siamo qui anche per coloro che oggi non hanno protestato”, dicono alcuni docenti.

In particolare la professoressa Musmeci rimarca proprio l’unità del corpo docente: “Questa protesta serve soprattutto a far capire che siamo una cosa sola e che siamo fermamente convinti della validità e della insostituibilità della scuola pubblica”.

Lungo il corteo gli slogan contro Renzi non si contano, ma il volto della professoressa alla richiesta di un commento sull’attuale premier vale più di ogni parola: nessuna, mentre scuote con insistenza il capo e socchiude gli occhi.

Nota di colore a margine. Nessun canto di lotta (come avveniva neanche troppo tempo fa), ma dal camion che apriva il serpentone il suono dirompente della musica house. Segno dei tempi che cambiano.