Quale sia il piano dei renziani per la Sicilia non è ancora chiaro ma che il prossimo potrebbe essere l’anno giusto per andare ad elezioni anticipate sembrano essere ormai tutti convinti.

Sfiducia in aula al governatore dal un lato, conti che non tornano dall’altro, giochetti politici senza fine governano ormai da mesi la Sicilia senza che si governi realmente la cosa pubblica. mandare a casa Crocetta io suoi assessori e i 90 di Sala d’ercole è un progetto che si ventila almeno una volta al mese ma ogni volta che si fa di conto ci si accorge che non ci sono i numeri ne le condizioni per farlo.

Nonostante ciò le forze politiche sono ormai convinte che le elezioni siano inevitabili. Oggi tocca al nuovo incontro romano sui conti siciliani, il quarto di una lunga serie sui 1400 milioni di euro che la Sicilia chiede per chiudere almeno le previsioni di spesa ordinaria. Quattro settimane fa l’incontro doveva essere risolutivo ma si è trascinato di rinvio in rinvio, di analisi in analisi.

Anche oggi, secondo Crocetta dovrebbe essere risolutivo, tanto che entro domani il governatore ha annunciato che chiuderà tutti i fronti: tanto quello politico riguardante le polemiche sul dodicesimo assessore nominato in giunta, quanto quello economico con Roma.

Ma la convinzione dei partiti che si andrà al voto è chiara e intellegibile dalle interviste rilasciate nel fine settimana dai leader ovvero dai candidati in pectore per la Presidenza della Regione. tutti parlano di precari e precariato anche perché da mercoledì comincia la battaglia. i precari scenderanno in piazza dal 2 dicembre in vari sit-in e l’undici dicembre sarà sciopero generale regionale.

Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione e renziano di Sicilia, grande avversario interno di Crocetta e da più parti indicato come candidato per succedergli ha presentato sabato il suo emendamento alla Finanziaria nazionale sulla stabilizzazione dei precari di Sicilia. La sua idea è quella dell’agenzia unica dove far confluire tutti i precari per poi usarli dove servono.

Una idea che ricorda tanto quella dell’albo unico dei formatori siciliani che è stato fatto ed è diventato una occasione per metterli tutti, man mano, alla porta. Gli Enti hanno prelevato formatori per i corsi che si sono appena conclusi o si stanno concludendo ma è stato un ricorso sporadico e non ha riguardato tutti e soprattutto difficilmente si replicherà con i continui tagli ai corsi e la diminuzione.

La sensazione è che i precari rischierebbero il ‘ghetto lavorativo’ in attesa di essere liquidati. Chiaramente non è questa l’intenzione dichiarata di Faraone ma un modo per scavalcare la legge D’Alia che, invece, li metterebbe alla porta da subito visto che la proroga per loro è in scadenza e le amministrazioni della Sicilia non hanno le condizioni di stabilità economica richieste dalla legge per stabilizzarli.

 

E l’idea agita già la coalizione a iniziare da Area popolare con l’ex ministro Gianpiero D’Alia che dice no a questa idea e difende la sua legge ‘caccia precari siciliani’ legata proprio al rispetto del piano di stabilità che sappiamo in Sicilia non potrà essere rispettato da circa il 70% dei comuni. Una norma per certi versi geniale visto che il cerino acceso lo lascia nelle mani di sindaci e Regione.

“Noi diciamo no ai piani assistenziali e parassitari – spiega D’Alia – bisogna invece utilizzare la Resais, che ha una mission simile per i dipendenti delle partecipate, oppure si può istituire un ruolo unico regionale ad esaurimento dei precari non stabilizzati secondo le procedure del decreto 101”.

“Col collega di Ncd Dore Misuraca – annuncia il parlamentare al Giornale di Sicilia – abbiamo già fissato un incontro col relatore della legge di stabilità per capire bene e concretamente la norma che Faraone vorrebbe approvare. E’ necessario – conclude – discutere di questo tema seriamente e per questo motivo suggerirei maggiore prudenza negli annunci e maggiore perizia nello scrivere le regole”.

Comunque un bacino importante, quello del precariato. Si calcola che i precari siano 24 mila e rappresentino un bacino elettorale che può rasentare i centomila voti. Possono certamente fare la differenza.

Non punta a questi voti, tutt’altro, il candidato in pectore dei 5 stelle Giancarlo Cancelleri per il quale è ora di dire basta al precariato, tagliare i ponti con Forestali, precari e così e usare i soldi disponibili per un reddito di cittadinanza ‘ristretto’ intendendo mettere paletti precisi per dare questo reddito solo a chi ha veramente bisogno. insomma una sorta di reddito di povertà o quasi. Aqueste limitazioni siè costretti dalle ristrettezze dei bilanci.

Cancelleri sa di non poter contare sui voti dei precari, almeno sulla maggior parte di essi, e punta invece ai voti di tutta quella parte di siciliani che odia il mondo dell’assistenzialismo, il precariato e così via. un calcolo qui non si può fare ma sono tanti i giovani laureati ai quali basta questo per votare 5 stelle.

Ma la chiarezza di Cancelleri ripercorre un errore fatto già tre anni fa da Nello Musumeci che perse le elezioni proprio quando disse ai precari che non ci sarebbero stati i soldi per tutti. un atto di assoluta buona fede ma che in politica non paga e non ha mai pagato.

Dunque, da qualunque lato la si guardi, è iniziata la battaglia su una delle tre grandi palle al piede della Sicilia e dei suoi conti e bilanci: il precariato. Ma soprattutto se la guerra è iniziata vuol dire che le elezioni non sono poi così lontane e nessuno pensa che si debba attendere altri due anni ovvero fino alla fine del mandato. Ai nastri di partenza la battaglia è annunciata fra questi due schieramnti ma si attende, adesso, l’outsider di centrodestra