Un patto non di natura elettorale, stilato prima di qualsiasi elezione, nel quale le forze politiche dicano chiaramente se vogliono impegnarsi per l’autodeterminazione della Sicilia. in poche parole un patto, vero, per la Sicilia.

E’ quanto ha proposto Sicilia Nazione, il movimento indipendentista siciliano, ai partiti, tradizionali e non, riuniti intorno ad un tavolo in una sede istituzionale come quella di Palazzo dei Normanni.

L’invito al dibattito di Sicilia Nazione è stato accettato da Cinquestelle e Forza Italia ma al tavolo di confronto,all’ultimo minuto, è mancato il Pd che pure, attraverso il suo segretario Fausto Raciti, aveva dato conferma di presenza.

Ad introdurre l’avvocato Gaetano Armao che ha messo sul piatto gli aspetti politici di una simile azione. “Il risultato catalano che ha dato forza agli indipendentisti con il voto di domenica, ha un effetto politico dirompente: suona come una dichiarazione di sovranità e anche se la Costituzione Spagnola impedisce l’indipendenza pura, il governo di Madrid dovrà sedersi a trattare su concessioni e agevolazioni. Una scelta che rompe gli assetti politici. Anche in Sicilia dobbiamo capire che non è più una battaglia fra destra e sinistra. Bisogna mettersi insieme per la Sicilia, per salvare una regione che viaggia verso l’insostenibilità del sistema. gli studi ci dicono che nel 2050 avremo circa un terzo del Pil in meno e questo non ci consentirà di tenere in piedi il sistema attuale. Bisogna invertire la rotta e fermare la fuga dei nostri giovani. Non possiamo permetterci di perdere 10 miliardi di euro: 5 ai quali abbiamo rinunciato con scelta unilaterale di Crocetta che ha chiuso il contenzioso che ci vedeva possibili vincitori e altri 5 di cancellazione di residui attivi fatta senza nemmeno tentare una trattativa”.

Il sì è venuto con chiarezza dai 5 stelle Giancarlo Cancelleri e Sergio Tancredi per i quali “Lo Statuto siciliano intanto va attuato tutto, senza se e senza ma. Ed essendoci tanti aspetti resi anacronistici negli anni da varie sentenza, vas riscritto con la lingua moderna ma rispettandone i principi, gli assetti, i concetti”.

“Il nostro progetto originale – ha detto Cancelleri – è quello degli Stati Uniti d’Italia ovvero tante regioni federate fra loro. Una Sicilia indipendente e che si autodetermina, senza più scuse romane è perfettamente in linea con la nostra idea. Quindi ok al patto non politico, non elettorale ma programmatico su aspetti precisi”.

Più prudente la posizione di Forza Italia che con Marco Falcone si è detta autonomista ma non indipendentista “Bisogna negoziare con lo Stato per la piena applicazione dell’art 37 dello statuto, per la nostra autonomia fiscale e impositiva, per farci restituire il maltolto. Ma parlare di indipendenza è troppo. Riformare lo statuto sì, difenderlo da chi vuole abrogarlo, anche. Battersi per le risorse che ci spettano è un nostro dovere. L’articolo 5 della Costituzione impedisce l’indipendenza. Dobbiamo, piuttosto, superare le fragilità nei nostri rapporti con lo Stato e pretendere la piena applicazione dello statuto anche attraverso una riforma che permetta di rendere attuali quegli articoli che non lo sono più”.

Per Vincenzo Figuccia, proveniente da una esperienza iutonomista come Mpa ma oggi Forza Italia “L’errore è stato puntare tutto su ammortizzatori sociali e precariato. Bisogna rimodulare le risorse per creare sviluppo come ha fatto, ad esempio, proprio la Catalogna”.

Fabrizio Ferrara, consigliere comunale a Palermo e unico esponente del Pd si è discostato dalle posizioni del suo partito “Ci stanno scippando lo Statuto perché i siciliani non urlano, non scendono in piazza a difenderlo. Dobbiamo riprendercelo e avviare una trattativa con lo Statiomper un nuovo patto federativo”.

Dopo gli interventi di alcuni rappresentanti di movimenti presenti in sala, Beppe Vicari e Rino Piscitello di Sicilia Nazione hanno, dunque, incalzato gli ospiti ad esprimersi chiaramente sulla possibilità di stilare un documento condiviso di intenti.

A chiudere è stato il prof Massimo Costa, economista del’Università di Palermo ed anche lui nel comitato di Sicilia Nazione, che ha infiammato gli animi dei presenti: “Non guardate ai dati che vengono diffusi attualmente. Sono dato taroccati – ha sostenuto -la realtà è che l’indipendenza conviene. I conti non anno fatti, come dice Roma, su soggetti passivi contribuenti. L’Iva, ad esempio se fossimo nazione resterebbe qui invece di andare altrove. Si tratta di 10 miliardi di euro l’anno”.

“Io non so se Sicilia Nazione si presenterà alle prossime elezioni – ha detto Costa – ma certamente saremo lì a vigilare sulle elezioni e prima di allora vogliamo sapere chi sarà sulle nostre posizioni”.

Costa ha messo in fila i passi “Occorre che un governo indipendentista si presenti a Roma per avviare un piano di rientro del debito che Roma ha nei confronti della Sicilia perché sono troppe le risorse che ci hanno sottratto negli anni e devono ridarcele come dice chiaramente lo Statuto. Altro che piano di rientro della Sicilia. Bisogna difendere lo Statuto e le sue prerogative, pretendere che rinasca l’Alta Corte perché è palese che la Corte Costituzionale non è equanime nel giudizio. Bisogna poi mettere in Sicilia la sede dell’agenzia delle Entrate per la Sicilia per evitare ulteriori scippi in modo che Palermo sia in grado di bloccare prelievi forzosi a parte dello Stato, ottenere uno styatuto doganale Speciale per la Sicilia per difendere i nostri prodotti e avanzare in Europa una proposta forte per il riconoscimento della specialità siciliana anche davanti alla UE. Solo così potremo tornare all’Europa dei popoli e delle Regioni”