Conosciamo tutti la chiesa di Santa Maria La Vetere (altrimenti detta degli Angeli), che domina l’ingresso del cimitero di Caltanissetta, quasi a guardia di quei corpi che dormono in silenzio fra le mura sacre in attesa della resurrezione.

Ma certamente pochi conoscono la sua storia, per questo Catone il Censore, in occasione del restauro tanto atteso vuole raccontarvi qualcosa di quel vetusto tempio. Non conosciamo la data esatta in cui questa grande chiesa fu costruita, ma certamente nella sua struttura originaria risale al XII secolo ed ha subito successivamente abbellimenti ed ampliamenti, soprattutto durante la permanenza dei Minori Osservanti, che vissero nell’attiguo convento per più di trecento anni.

Questa chiesa, miei cari concittadini, fu la prima Chiesa Madre di Caltanissetta, quando il Re Federico II nel 1239 emanò il decreto con cui la erigeva a Parrocchia della Città e Reale Cappella della Casa Sveva. In questa chiesa si celebrarono dunque i più grandi eventi riguardanti la città dinanzi al miracoloso quadro della Madonna degli Angeli (attualmente conservato presso la chiesa del Collegio di Maria), unica testimonianza rimasta di quella chiesa, che venne chiusa al culto nel 1873, in seguito alla Soppressione degli Ordini che il neonato Regno d’Italia aveva decretato nel 1866. Da allora la chiesa passò alla proprietà demaniale e fu affidata al Ministero della Guerra che la convertì in magazzino (sorte che toccò anche ad altre chiese, come San Domenico e Santa Flavia), mentre il convento diventava caserma.

Progressivamente la struttura fu distrutta all’interno e poi abbandonata finché nel 1964 crollò il tetto, a cui fu posto come “rimedio” un solaio in cemento, di discutibile utilità. Della chiesa non rimane quasi nulla se non le mura e due preziosi portali (di cui uno inglobato nella parete esterna laterale), che, sono riusciti a vincere l’incuria dello Stato e gli attacchi del tempo. Oggi finalmente, dopo anni di notizie e smentite, di ritardi e rallentamenti, tutti stiamo guardando con occhi pieni di gioia i restauri che si stanno compiendo per salvare quella struttura che è la più antica ancora esistente all’interno delle mura cittadine.

Ma la domanda che sorge spontanea è questa: una volta restaurata cosa se ne farà? La soluzione più equa, più rispettosa della fede, della storia, della cultura è che ritorni ad essere un luogo di culto. Ridare ai nisseni la prima Chiesa Madre sarebbe un gesto di forte significato storico e di grande sensibilità religiosa, in un periodo in cui la storia e la fede sono stati accantonati con imprevedibili e inquantificabili danni per il nostro futuro. Ridare a quel tempio la dignità di chiesa sarebbe anche un gesto consono al luogo in cui essa si trova, a guardia dei nostri avi, di coloro che hanno scritto la storia della nostra città, che hanno costruito la nostra storia. Speriamo che non diventi un teatro o una palestra (come si era paventato anni fa), vogliamo che torni ad essere una chiesa, nella sua bellezza artistica e nella sua pregnanza storica e religiosa.

Caltanissetta d’altra parte ha un enorme debito con la propria storia e religiosità, ricordo soltanto che per costruire il Municipio fu abbattuta la trecentesca Chiesa del Carmine, dove era cresciuto uno dei due Cardinali nisseni, il Card. Filippo Ferrara; per costruire il Teatro fu distrutta la Chiesa del Santissimo Salvatore; per costruire il Palazzo degli Invalidi Civili fu abbattuta la Chiesa di San Giuseppe extra moenia (e potrei continuare…). E cosa dire della chiesetta della Madonna di Via Vespri Siciliani distrutta per essere ricostruita e rimasta in tredici? O ancora sulla stessa via la Chiesa del Priorato di Santa Barbara che ospita attualmente un’attività commerciale? Almeno questa volta, mentre siamo ancora in tempo, cerchiamo di non compiere gli errori del passato, cerchiamo di non calpestare la fede, la cultura, la storia.

Queste sono le parole di Catone il Censore che dice: nessuno ha il diritto di calpestare la fede e la storia di un popolo. La chiesa di Santa Maria La Vetere deve ritornare un luogo di culto.

“Legere et non intellegere neglegere est”.

Catone il Censore