Le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Catania nel 2012, con il coordinamento della Dda etnea, comprendono l’arco temporale che va dal 2011 al 2013 e delineano uno spaccato ben preciso dell’organizzazione della cosca catanese dei Cappello-Bonaccorsi.

Da un lato ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i riscontri investigativi, dall’altro, le indagini esclusivamente di tipo tecnico portate avanti dagli inquirenti che hanno riguardato in particolare il gruppo dei Carrateddi.

La cosca era operativa con la gestione della piazza di spaccio nei quartieri catanesi di San Cristoforo, Monte Po e San Berillo Nuovo e in provincia, a Piano Tavola.

Tra le 37 persone arrestate spiccano nomi eccellenti. Ci sono Salvatore Bonaccorsi, figlio di Concetto capomafia dell’omonimo clan, detenuto al 41 bis e Gaetano Lo Giudice, padre di Sebastiano, anche lui al 41 bis, che ne era stato reggente. Ci sono i tre fratelli Alessandro, Claudio e Marco Strano che a Monte Po e nella vicino Misterbianco si occupavano delle estorsioni alla Zona Commerciale. E ci sono Nicolò Roberto e Massimo Squillaci, appartenenti alle omonime famiglie radicate rispettivamente a Monte Po e a Piano Tavola, storiche componenti dell’organizzazione mafiosa Santapaola-Ercolano ‘transitate’ tra le fila della cosca Cappello-Bonaccorsi.

Durante le indagini sono stati fatti arresti in flagranza e sequestrati carichi di stupefacenti.

L’episodio più singolare è quello del marzo 2013, quando Antonello Ventaloro, 44 anni, con la cocaina in auto è stato rintracciato e inseguito a Monte Po dalla polizia.

Per sfuggire all’arresto, pochi minuti dopo avere ricevuto la droga, da Giuseppe Agatino Cavallaro, Ventaloro si schiantò contro un muro trasformando l’auto come un pandoro con tanto di ‘zucchero a velo’: la cocaina fuoriuscita nell’impatto.

L’inchiesta coordinata dalla Dda etnea è stata affidata al pm Pasquale Pacifico e al sostituto procuratore Antonella Barrera.