Il costo della corruzione nell’Unione Europea, ogni anno, ammonta a 120 miliardi di euro, un patrimonio enorme che ha contribuito ad elevare la percezione del fenomeno nei diversi stati membri: in Italia la percentuale della popolazione che avverte la permeabilità della pubblica amministrazione alla corruzione è del 97%. Il nostro paese è secondo in questa triste classifica soltanto alla Grecia.

Sono alcuni dei dati illustrati durante il convegno “Il nuovo sistema anticorruzione per amministrazione e imprese” organizzato dal Movimento Forense, che all’istituto Thomas More ha inaugurato le propria attività associativa a Palermo.

Alla presenza di un centinaio di legali, si sono succedute le relazioni dell’avvocato Giovanni Immordino, che ha trattato il tema della trasparenza degli appalti pubblici alla luce della nuova normativa anticorruzione, dell’avvocato Michele Calantropo, il cui intervento è stato incentrato sulle false comunicazioni sociali nella disciplina della legge 69/2015, e del maggiore della Guardia di Finanza Gianluca Forcina, che ha dedicato la sua relazione alla disciplina dei sequestri nella nuova normativa.

Il dibattito, moderato dall’avvocato Antonino La Lumia del Movimento Forense di Milano, è stato introdotto da Bruno Agresti e da Maria Carla Grimaldi, rispettivamente segretario nazionale e presidente della sezione di Palermo dell’associazione, e di Pietro Alosi, segretario dell’Ordine degli Avvocati di Palermo.

“La trasparenza dell’azione amministrativa della P.A. trova tutela costituzionale nell’articolo 117 della Carta fondamentale dello stato – ha spiegato Immordino – che prevede l’inderogabilità della regola della trasparenza nel momento della procedura di scelta del contraente. L’obiettivo dell’autorità nazionale anticorruzione deve essere quello di garantire che chi sbaglia venga sanzionato e, allo stesso tempo, che chi non commette reati sia libero di esercitare l’attività imprenditoriale. Occorre tenere a mente – ha concluso Immordino – che lo scopo ultimo di un appalto è la realizzazione di un’opera pubblica”.

Il maggiore della Guardia di Finanza Gianluca Forcina ha sottolineato come esista “un legame perverso tra corruzione e spesa pubblica. La sottrazione dei patrimoni accumulati illecitamente, in questo senso, è fondamentale per la destinazione del denaro a servizi di pubblica utilità”.

La relazione dell’avvocato Calantropo sulla nuova disciplina delle false comunicazioni sociali ha sollevato alcuni dubbi sulla normativa: “Chi commette reati di false comunicazioni sociali, oggi – ha detto Calantropo – non lo fa omettendo attivi di bilancio, ma invece agisce su alcune voci particolari, come per esempio i beni immateriali o i ricavi su crediti non ancora riscossi, che sono frutto di valutazioni difficilmente determinabili nella realtà. Un’ulteriore difficoltà di dimostrazione del reato è costituita dal ‘passaggio’ della corruzione da ‘reato di danno’ a ‘reato di pericolo’. La norma, insomma, è costruita a fisarmonica, perché, se da una parte si aumenta la soglia di pericolosità sociale, dall’altra si elimina la condotta oggettiva, rendendo difficoltosa la dimostrazione dell’effettività della prova in sede processuale”.

Quello all’istituto More è il primo convegno organizzato dalla neonata sezione di Palermo del Movimento Forense: “Siamo estremamente felici per il successo della prima iniziativa organizzata a Palermo dalla nostra associazione”, ha dichiarato la presidente Maria Carla Grimaldi. “Continueremo a lavorare con impegno – ha concluso – per contribuire alla recupero della coscienza sociale degli avvocati attraverso la politica forense, lo sport e le attività metagiuridiche”.