Non convincono le norme approvate di recente con la manovra bis per il pagamento degli stipendi nella parte che riguarda i forestali. Lo si evince dalla relazione della Corte dei conti in sezioni riunite, oggi in audizione all Ars: “Destano perplessita’ -si legge- le numerose disposizioni del ddl 724 che hanno autorizzato spese per assicurare il pagamento degli emolumenti al personale utilizzato nel settore forestale e nell’antincendio”. Secondo i magistrati tali norme “violerebbero il principio di veridicità del bilancio”.

La Corte ha bacchettato l’amministrazione regionale anche nel merito perché “gli equilibri del bilancio vanno attentamente perseguiti in via previsionale nel corso dell intera gestione”.

Insomma la manovra andava impugnata secondo i giudici contabili: “Non è questa -si legge- la sede in cui la Corte può esprimere le proprie valutazioni circa la politica del bilancio impostata con tale complessa manovra, mentre spetta ad altre istituzioni della Repubblica il compito di vagliare la legittimità costituzionale delle norme approvate dall’Assemblea. Non si possono tuttavia non esprimere fondati timori circa la tenuta e la sostenibilità dell insieme degli strumenti contabili alla luce del principio di equilibrio del bilancio recentemente elevato a rango costituzionale”.

L’affondo della Corte dei conti, reso in Audizione in commissione Bilancio dell’Ars si presenta come una forma di cortesia nei confronti dell’assemblea e non come una sentenza anche se pone le basi per un futuro pronunciamento ufficiale.

Il presidente della sezione di controllo della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo ha presentato la sua relazione sui conti della Regione nel corso di una seduta della Commissione bilancio, presieduta da Nino Dina, del  sulla situazione finanziaria della Regione. Graffeo é giunto in commissione col presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e il segretario generale Sebastiano Di Bella ed ha tenuto la sua relazione davanti all’assessore regionale all’Economia Roberto Agnello, al ragioniere generale della Regione Mariano Pisciotta, e ia tecnici della Presidenza della Regione.

Nessuno sconto neanche sul bilancio 2013 che sia il Presidente Crocetta che l’assessore Agnello avevano dato ormai per salvo, anche se la Corte ammette che le scelte fatte per lo scorso anno hanno permesso di evitare il default: “nel 2013 – si legge nella relazione . le carenze di liquidità sono state opportunamente governate tramite un accorta politica di tesoreria suffragata da Conti sostanzialmente in equilibrio. Nel 2014 invece sulla situazione di cassa grava un bilancio di previsione al quale, dopo l’impugnativa della legge di stabilità da parte del commissario dello Stato, non sono stati apportati gli aggiustamenti necessari per ricondurlo in pareggio”. In questa situazione, secondo la Corte, “le eventuali tensioni possono a breve trasformarsi in vere e proprie crisi di liquidità”.

“Alla fine del mese di aprile il fondo di cassa della Regione siciliana ammontava a poco più di 502 milioni di euro – dicono i giudici della Corte dei Conti nella relazione depositata in commissione bilancio all’Ars questa mattina – La situazione di cassa regionale, seppure migliorata al dato di fine esercizio 2013 (128 milioni di euro), registra un continuo trend discendente nel primo quadrimestre del 2014″. Rispetto, infatti, “agli 1,2 miliardi al 31 gennaio 2014”, scrivono i magistrati “le giacenze della cassa, infatti, diminuiscono a 842 e 650 milioni rispettivamente a fine febbraio e marzo”. Sono le somme, spiegano i magistrati contabili, “relative alle effettive somme giacenti in cassa, cioe’ al lordo degli accantonamenti mensili per pignoramento e per il pagamento del servizio del debito”, scontando i quali nel trimestre febbraio aprile si perviene rispettivamente a importi pari a 690, 421 e 215 milioni di euro “appena sufficienti a garantire il fabbisogno mensile”.

E sul futuro la Corte dei Conti lascia presagire nuovi rischi di impugnative da parte del Commissario dello Stato ed indagini della stessa Corte dei Conti sulla vicenda dei residui attivi, ovvero le somme iscritte in bilancio come crediti ma giudicate inesigibili. una vicenda che sembrava chiusa con il rientro dall’esposizione in 11 anni concordato con il governo ma che, invece, non lo è. Ci sarà, infatti, una indagine sugli aspetti di carattere giuridico e tecnico-informatico “che hanno generato l’ammontare dei residui attivi di significativa consistenza e le problematiche connesse relative alla cancellazione delle somme perché di difficile esazione”.

In particolare è allarmante per la magistratura contabile  l’impoverimento del fondo indisponibile per i residui attivi ridotto a soli 259 milioni a fronte di uno stock di residui erariali pari a 3 miliari e 362 milioni già nel 2011 ma poi completamente azzerato parrebbe con un artificio contabile. La Corte dei conti non ha mancato di sottolineare “l’estrema gravità dell’azzeramento della dotazione finanziaria del fondo di accantonamento dell’avanzo finanziario”.