“Lo stato in cui versa la nostra regione, dalla viabilità al dissesto dei Comuni, da leggi regionali approvate velocemente e messe in discussione dal Governo Nazionale è grave e preoccupante.
L’abbandono e la sinecura di settori come il turismo, i beni culturali, le attività produttive, le aree industriali ed ultimo, ma non ultimo, le Camere di Commercio ci lasciano senza parole“.

Inizia così la lettera aperta diffusa da Confcommercio Sicilia che interviene sulla grave crisi economica in corso.

Non ci sono parole nuove, non dette, per stigmatizzare l’attività del Governo, quello della Regione Sicilia, che brilla silenzio e si fa rincorrere da “emergenze” quasi sempre annunziate.
Non riescono a far ripartire la formazione professionale, la sanità convenzionata, la gestione delle aree protette e del demanio marittimo e tanto altro ancora.
Un Governo Regionale – continua Confcommercio – sordo alle richieste d’incontro e di confronto e non interessato a raccogliere proposte per la semplificazione e di risparmio sulla spesa pubblica da noi avanzate in tante occasioni.

Gli imprenditori di Confcommercio sono stanchi di subire una forte tassazione a fronte della quale non vengono garantiti neanche i servizi minimi che apparterrebbero ad uno standard di paese europeo.
Le imprese e gli imprenditori non hanno più parole per segnalare il mancato utilizzo dei fondi comunitari ed una mancata politica del credito alle imprese.
Sembra quasi che tutto si sia impantanato in una palude, in parte burocratica ed in parte politica, una palude comunque.

Per le responsabilità – conclude Confcommercio – sociali, patrimoniali, personali non possiamo più tollerare tale atteggiamento ed invitiamo i partiti e le forze politiche dell’Assemblea Regionale Siciliana ad assumersi le responsabilità che competono loro così, come noi ogni giorno apriamo le nostre botteghe, le nostre aziende.
Chiediamo solo che qualcuno “GOVERNI” e si assuma il compito di fare ripartire anche la Sicilia, altrimenti, le parole che adesso non troviamo, il fiume di aggettivi qualificativi che hanno caratterizzato il titolo dei principali quotidiani siciliani saranno poca cosa rispetto a quello che diremo a tutela di una Sicilia che vive di lavoro e non né può più!“.