L’unico dirigente nazionale del partito democratico ad esprimersi sulla crisi siciliana e sullo scontro fra il presidente della Regione, Rosario Crocetta e il Pd siciliano è Pippo Civati, candidato alla segreteria nazionale. “Oggi leggiamo che gli assessori del Pd non intendono dimettersi, che il partito li vuole espellere, che Crocetta va per la sua strada. Un brutto spettacolo, da ogni punto di vista”.

Nel giorno in cui gli incontri “romani” fra l’assessore regionale all’Economia, Luca Bianchi e il segretario nazionale ma ancor di più quello di cui si era rumoreggiato fra Epifani e lo stesso governatore siciliano, vengono smentiti da fondi del Pd nazionale, appare sempre più chiaro che la vertenza siciliana si ingarbuglia in un cul de sac.

L’unico incontro che trova conferma nei palazzi romani è la “visita di cortesia” – come fanno sapere dal Senato – che Crocetta avrà con il capo di Palazzo Madama, Piero Grasso. Un appuntamento istituzionale che poco potrà mediare fra le parti in causa che sembrano ormai definitivamente arroccate sulle proprie posizioni.

Posizioni, è il caso di sottolinearlo all’interno del Pd Sicilia, tutte divergenti. Per i renziani guidati da Davide Faraone

Intanto i renziani spingono per una ricomposizione e per far decidere tutto al congresso. Per il deputato Davide Faraone l’occasione è buona per rilanciare i temi congressuali. La premessa di Faraone è che indispensabile ricucire i rapporti del Pd con il governatore Crocetta tanto che nelle scorse ore è ventilata l’ipotesi di un appoggio in Parlamento da parte dei deputati che fanno riferimento al sindaco di Firenze: ovvero Fabrizio Ferrandelli, Gianfranco Vullo e Pippo Laccoto. Faraone in ogni caso smentisce l’appoggio di singoli deputati e rimarca che la scelta di uscire dalla giunta è “una decisione politicamente inopportuna che non può essere presa da 60 componenti di una direzione datata insieme con i suoi caminetti. Il futuro della Sicilia – ha detto Renzi – non può essere deciso da una classe dirigente che è come una tv in bianco e nero. Concordo con Corradino Mineo: prima di indicare la strada, il Pd ricostruisca la sua dignità dopo gli scandali. Altrimenti sembra solo una lotta per le poltrone”. Insomma, conclude Faraone, al momento bisogna “garantire il sostegno a Crocetta”.

Anche i giovani del Pd, in una lettera firmata dal segretario regionale Salvo Nicosia, chiedono la riappacificazione fra il Partito democratico e il presidente Crocetta per non disperdere una esperienza che definiscono irripetibile, ovvero il governo della Sicilia. Le posizioni intransigenti sono quelle espresse dal segretario Giuseppe Lupo in direzione regionale e “mantenute ferme” dal deputato Antonello Cracolici che non manca un colpo nel sottolineare le contraddizioni del governo e dei suoi provvedimenti, ultima querelle quella attorno all’eolico e all’avvio delle conferenze di servizio sulle nuove autorizzazioni.

Pungolature non proprio di fioretto che non fanno presagire alcuna soluzione a breve termini ad uno scontro che in aula potrebbe tradursi in una carenza di numeri a sostegno del governo. Tanto più dai segnali che si colgono: Il Pd – seguito a stretto giro dal Mpa – rimprovera a Crocetta la linea del governo sul tema delle autorizzazioni per l’eolico. Tanto da costringere Crocetta prima e ora l’assessore all’Energia, Nicolò Marino che ha convocato una conferenza stampa per chiarire l’argomento. Ma bordate arrivano anche dagli alleati che restano fedeli alla linea Crocetta. Il gruppo dell’Udc all’Ars, sotto traccia quest’oggi chiede alla giunta regionale di ritirare il decreto sui canoni demaniali marittimi che aveva aumentato del 600% le imposte a carico dei 9000 titolari di concessioni demaniali e su cui il Parlamento regionale si è espresso approvando una mozione che impegna il governo.