Nel processo catanese a Raffaele e Toti Lombardo, accusati di voto di scambio, è stato il giorno della discarica fra Motta Sant’Anastasia e Misterbianco, nello specifico del suo ampliamento e della successiva revoca.

Ieri per la difesa hanno deposto tre testi:  l’onorevole Anthony Barbagallo, deputato regionale del Pd e gli ingegneri Natale Zuccarello e Sergio Gelardi, dirigenti regionali firmatari di alcuni decreti inerenti la discarica.

I due dirigenti della Regione, entrambi nominati nel 2010 durante la presidenza Lombardo, hanno risposto che la documentazione che è transitata sui loro tavoli di fatto era stata già redatta e se ne sarebbe occupato – così è emerso durante la deposizione – il funzionario Gianfranco Cannova. Si tratta del dipendente regionale arrestato nell’ambito dell’operazione Terra Mia in cui è coinvolto anche il titolare della discarica Oikos, Domenico Proto.

Il deputato  Anthony Barbagallo, invece, ha spiegato le ragioni della sua mozione presentata all’Ars nel gennaio del 2013 per chiedere la chiusura della discarica e nella propria deposizione ha sottolineato l’apporto di Toti Lombardo nell’iter di presentazione della mozione definendolo “una parte attiva” nella mozione.

Lombardo jr, è stato ricordato, ha presentato anche un’interrogazione all’Ars per sollecitare il governo regionale a procedere alla chiusura della discarica.

Al termine dell’udienza hanno reso delle dichiarazioni spontanee gli imputati. In particolare, l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo ha ricordato l’annullamento di una gara da parte dell’Unione Europea relativa alla costruzione di alcuni termovalorizzatori e le circostanze dell’allargamento della discarica con la successiva redazione di un piano dei rifiuti basato esclusivamente sulla valorizzazione della raccolta differenziata e dei centri di compostaggio.