C’è un mare bianco che invade Catania in questi giorni, quel colpo d’occhio offerto dai devoti che tirano il fercolo con le spoglie di Sant’Agata. Tuttavia, proprio a pochi passi dalla Cattedrale, esiste una comunità per la quale oggi è solo il 5 febbraio.

I musulmani catanesi, che si riuniscono in preghiera nella moschea della Civita, hanno grande rispetto per la Patrona di Catania e per la festa in onore della Santuzza, “una delle più importanti al mondo per la Cristianità”, dice l’imam Kheit Abdelhafid.

“Certo, – prosegue il religioso – noi musulmani non festeggiamo i santi, nemmeno il Profeta, ma per Catania è un momento intenso e straordinario e noi portiamo rispetto”.

Ieri, in occasione del messaggio alla città pronunciato a piazza Stesicoro, l’arcivescovo metropolita di Catania, Salvatore Gristina, ha rimarcato quanto aveva detto durante l’omelia della Messa dell’Aurora stigmatizzando le gravi violenze e ribadendo il diritto alla libertà di religione.

Sono parole sagge che confermiamo – dice l’Imam – perché fino a quando continueranno gli atti di terrorismo e la violenza saremo tutti in difficoltà”.

L’appello dell’algerino Kheit Abdelhafid è “non dare voce a questa gente che vuole rovinarci la vita e distruggere il futuro dei nostri figli”. L’Imam di Catania ha anche aggiunto che “per colpa dell’ignoranza di molto si sta creando confusione e questo non è giusto”.

In merito alla voci diffuse su internet secondo cui ci sarebbero dei missili dell’Isis puntati anche sulla Sicilia, l’imam di Catania è fermo e deciso: “Qui il clima è sereno, abbiamo una comunità responsabile e ben radicata nel territorio – dice –  e saremo i primi a denunciare qualsiasi atto e ogni dubbio sulle persone”.

Durante la dominazione araba furono vietate le processioni solenni, quindi anche quella in onore della Patrona di Catania. L’imam confessa di non esserne a conoscenza e rilancia: “I musulmani in Sicilia hanno fondato una civiltà, non è stata un’invasione. Hanno portato un valore aggiunto. Qui c’è stata una convivenza fra arabi e normanni è un esempio per il mondo civile. C’erano le monete che riportavano scritte in latino o greco e in arabo, ma anche il re dei Normanni che si vestiva come un sovrano arabo. Esistono testimonianze tangibili nell’arte: andate a vedere a Palermo la Cattedrale o Palazzo dei Normanni c’è un miscela che è una bellezza…”

Questa convivenza, però, a Catania è ancora un esempio concreto: “Noi una volta eravamo qui e adesso ci troviamo in Sicilia da immigrati – conclude Abdelhafid –. Abbiamo fatto cose belle e la moschea di Catania è un segno di come, dopo duecento o cinquecento anni di assenza dei mussulmani in questa città, adesso viviamo nuovamente insieme pacificamente in nome dell’accoglienza e del rispetto reciproco”.

GUARDA LA DIRETTA