Tre faldoni di incartamenti che potrebbero essere utili a chiarire varie posizioni. Blitz questa mattina della Guardia di finanza all’Assemblea regionale siciliana, con perquisizioni e sequestri di documenti in commissione Bilancio, dove si trova la stanza di Nino Dina, presidente della stessa commissione, arrestato per voto di scambio assieme a Roberto Clemente.

I baschi verdi cercano materiale che confermi l’attribuzione reale degli incarichi promessi durante la campagna elettorale. Promesse registrate dalle microspie che erano state inizialmente piazzate per seguire i contatti fra un dipendente dell’Amat di Palermo ed alcuni esponenti delle cosche o uomini in odor di mafia.

Nelle carte gli inquirenti pensano di trovare la prova della contropartita. il voto di scambio, infatti, per sue stessa natura si configura solo nel momento in cui la promessa fatta viene mantenuta. Deve, insomma, non soltanto promettersi qualcosa in cambio del voto ma effettivamente dare quella contropartita. Per questo il Gip non ha accolto l’accusa proprio di voto di scambio ma contesta agli indagati la ‘corruzione elettorale’.

Ma come successo proprio in occasione delle intercettazioni, quelle carte, acquisite per questo motivo, potrebbero rivelare anche altro che magari non provi il voto di scambio ma porti ad aprire altre indagini. una ipotesi nond el tutto campata in aria