Il Pil siciliano tornerà a crescere nel 2016. Parola del servizio statistico della Regione siciliana. Lo dicono i dati e quelli utilizzati dall’assessore all’economia Alessandro Baccei nella predisposizione del suo documento di Programmazione Economia e Finanziaria per il 2016 sono sbagliati, troppo negativi.

Parola del servizio statistico della Regione siciliana che ieri ha diffuso, a pochi eletti, l’interpretazione autentica dei nuovi dati. dati confortanti e che lasciano ben sperare. Peccato che il servizio statistica sia lo stesso che ha sbagliato le previsioni dello scorso anno riguardanti il 2015.

Erano state proprio le previsioni sull’andamento del Pil a fare da base per i conti delle entrate regionali ma adesso, rispetto ai quei conti, mancano 500 milioni. Mezzo miliardo in meno che comporta lo stop ai pagamenti. La statistica non è una scienza esatta, e questo è noto, ma la credibilità delle previsioni subisce, inevitabilmente, sia pure non per colpa del servizio regionale, un colpo quasi fatale.

Ma più che le previsioni in se conta come queste vengano utilizzate. “L’errore del Dpef regionale sulle previsioni per il Pil in Sicilia nel 2015- dato in diminuzione mentre invece secondo la revisione dell’ufficio statistico della Regione risulta in crescita- sa di approssimazione e getta un’ombra di dubbia professionalità sulla figura strategica a cui è demandato il futuro della Sicilia e dei siciliani”. E’ drastico il giudizio del segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, secondo il quale peraltro “l’operato di Baccei è in perfetta sintonia con la tendenza del governo Renzi a penalizzare la Sicilia, senza dare seguito a nessuno degli interventi di politica economica annunciati, a partire dal piano per il sud lanciato lo scorso agosto e caduto nel dimenticatoio”.

“Non ha alcuna giustificazione- afferma Pagliaro– il fatto che l’assessore si sia tenuta per due mesi la bozza redatta a giugno con dati provvisori per presentarla in Giunta a fine settembre senza consultare l’ufficio statistico e le parti sociali, per come invece stabilisce la legge 10 del 1999. E’ grave apprendere dalla stampa che la Sicilia non è più in recessione-aggiunge  il segretario della Cgil- ma altrettanto lo è il fatto che si formalizzi un buco di 500 milioni nelle entrate del 2015 e il conseguente blocco della spesa senza specificare se ci si riferisce a spese già impegnate e senza chiarire di quali titoli di spesa si parli”.

Una “superficialità”, rileva Pagliaro “di cui proprio la Sicilia non ha bisogno, considerato che ci si trova ad affrontare un 2016 non facile con 1,7 miliardi di risorse da recuperare a cui probabilmente si dovrà aggiungere un parte se non tutto il buco di 500 milioni, senza che si possa più contare sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione e senza che si possa diluire negli anni il disavanzo del 2015”.

La Cgil dunque chiede al Governo regionale un incontro urgente “ di fronte a questo scenario e considerando che tra una settimana il Governo nazionale varerà la legge di stabilità mentre non si ancora nulla sugli accordi relativi agli articoli 36, 37 e 38 della costituzione”.

L’attacco della Cgil non va interpretato come il semplice sfogo di un sindacato contro il governo per non essere stato convocato in fase di redazione del Dpef come stabilisce la legge. in questo caso è molto di più e segnala un problema non indifferente. per la Cgil potrebbe trattarsi di superficialità, di approssimazione. Ma se invece i ‘saltelli’ delle previsioni fossero utili alla politica regionale?

Il contenimento delle entrate può essere la ‘foglia di fico’ per giustificare la volontà di bloccare la spesa e non farsi tirare per la giacca negli ultimi tre mesi del 2015; il nuovo incremento del Pil in crescita nel 2016 secondo altra previsione può essere l’elemento necessario a Baccei per trattare con Roma.

Errore, superficialità o furbata?