L’inchiesta è di una delle firme ‘politiche’ di Repubblica Palermo me entra a gamba tesa nella vicenda, dimenticata, dell’orchestra sinfonica siciliana: la Foss. La più grande orchestra sinfonica del sud Italia, paragonabile per dimensioni all’orchestra della Rai di Torino, rischia il tracollo. Il teatro politeama di Palermo potrebbe trasformarsi nell’ennesimo tempio della cultura abbandonato.

Il buco di bilancio è tale da non permetterne il salvataggio. sette milioni di euro di debiti con il fisco, 5 milioni di Tfr non accantonati e 3 milioni di contenzioso con i dipendenti. Quindici milioni di buco, secondo Repubblica, che sarebbero alla base della scelta dell’ultimo sovrintendente, calcedonio Li Pomi, che alla Foss è rimasto un paio di settimane dimettendosi con una dura lettera del 23 marzo nella quale dice, senza mezzi termini, che non ci sono le condizioni per garantire la prosecuzione dell’attività.

I guai sarebbero da ricercare nelle intromissioni della politica nella gestione dell’orchestra sinfonica a partire dagli anni 2000. Oltre all’orchestra, 13 tecnici e ben 37 amministrativi. 50 dipendenti non musicisti sono troppi. Secondo Repubblica la Berliner ne avrebbe appena una decina. La maggior parte sarebbe personale entrato, racconta Repubblica, fra il 2002 e il 2004 quando presidente dell’ente in qualità di assessore al Turismo era Francesco Cascio, fornito da una cooperativa di Bagheria, l’Avvenire, gestita da Faustino Giacchetto balzato agli onori delle cronache per gli scandali legati all’inchiesta Grandi eventi e Ciapi, manager che spartiva favori ai politici in base proprio a quelle inchieste.

Ma ci sono anche figli e parenti di ex sovrintendenti e direttori e di dirigenti attuali, un figlio ‘d’arte’ per ogni sigla sindacale, Cgil, Cisl e Uil e così via e, complessivamente, 650 mila euro di stipendi da pagare ogni mese. una situazione insostenibile anche perché i biglietti venduti per l’orchestra sinfonica rappresentano perno del 4% del bilancio e il contributo regionale continua a diminuire.

Il salvataggio passa attraverso un finanziamento Irfis per il ripiano ma occorre riequilibrare i costi e per farlo serve una consistente cura dimagrante. il piano che si prepara e tutt’altro che indolore. I non orchestrali dovranno più che dimezzare mentre per tutti coloro che restano addio a indennità, premio di produttività, straordinari e così via. l’alternativa sarebbe la chiusura pura e semplice