Tra qualche giorno gli studenti torneranno sui banchi di scuola, ma le notizie provenienti dal fronte dell’istruzione non sono delle migliori. Basti concentrare l’attenzione sulla Sicilia.

Ieri la notizia della chiusura, per inagibilità, dell’unico liceo di Lampedusa, oggi la denuncia di alcuni presidi delle scuole palermitane: non ci sono sedie sufficienti per gli studenti iscritti e affinché durante le lezioni, tutti stiano seduti, non resta che sperare in un numero elevato di assenze quotidiane o nella buona volontà dei bidelli, che muniti di martello e chiodi cercano al momento di riparare sedie rotte ed inutilizzate da anni. E cosa dire dell’insegnante nissena 63enne che diventa “effettiva o di ruolo” dopo 37 anni di precariato?

In una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi mercoledì scorso, un’entusiasta Maria Stella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, ha parlato dell’orizzonte scuola come di una realtà in ripresa, con 66 mila nuove assunzioni per l’anno scolastico 2011/2012, un contenimento del caro-libri, una seria opera di informatizzazione delle attività didattiche, un veloce scorrimento delle graduatorie dei posti di insegnamento e così via di seguito.

Uno scenario meno buio del passato insomma, opinione condivisa anche da Marco Paolo Nigi, segretario nazionale dello Snals (Sindacato Autonomo dei Lavoratori della Scuola) che BlogSicilia aveva sentito ieri.

È totalmente discordante invece, la posizione della Flc, la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza della Cgil. Giusto Scozzaro, il segretario regionale della Sicilia, si dice amareggiato e preoccupato.

“Il ministro Gelmini – dichiara a BlogSicilia – parla di una scuola che non c’è, minimizzando in merito ai problemi reali. Vittoriosamente è stato annunciato, per il nuovo anno, il più elevato numero di insegnanti di sostegno, ben 94.430 unità. Va bene, ma prima di esultare, bisogna capire dove e come questi insegnanti sono distribuiti”.

Quanto detto non è una novità. Ma sorprende che in Sicilia, allo stato attuale, vi siano 12 insegnanti precari in sciopero della fame, per protestare contro i tagli alla scuola. I posti di lavoro nella scuola in meno nella nostra regione, per il prossimo anno, saranno 4.200 a fronte dell’assunzione di 3500 persone (1.000 docenti e 2.000 personale Ata).

C’è caos sulle immissioni in ruolo – prosegue Scozzaro – . Col doppio reclutamento tra graduatorie vecchie e nuove, si stanno determinando contenziosi che preoccupano e che secondo noi sono illegittimi. Stiamo valutando l’idea di promuovere una illegittimità costituzionale sulle operazioni che sta compiendo il Ministero. La situazione è scandalosa, e la Gelmini è una bugiarda, perché le azioni del governo non hanno fatto altro che rendere la scuola pubblica sempre più disarmonica, caotica e conflittuale, riducendo notevolmente l’offerta formativa dal punto di vista qualitativo”.

Nell’intero Meridione, le nuove assunzioni saranno il 29,01 % del totale, un dato che secondo la Flc deve essere valutato con accortezza. “La nostra – ribadisce il segretario regionale – non è più una scuola inclusiva. E soprattutto, mancano le condizioni per garantire il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Si preannunciano accorpamenti di plessi e di scuole, il Ministero ha determinato parametri al di sotto dei quali non garantisce più una dirigenza scolastica. Gli istituti che hanno meno di mille alunni verranno affidati ad un preside che dirige già un’altra scuola”.

Un sistema scolastico dunque in grande difficoltà. Un problema sociale di dimensioni tali da indurre a riflettere sulle possibili soluzioni. Sorge il sospetto che nelle istituzioni manchi la necessaria consapevolezza di come agire in futuro. “La Sicilia – conclude Scozzaro – è la regione dove si fanno meno immissioni in ruolo in tutta Italia, perché ci sono molti docenti “soprannumerari”, determinati dai tagli dei due anni precedenti. Molti insegnanti, non hanno più una cattedra. Numerose classi sono infatti state accorpate, così sono nate le classi-pollaio, sovraffollate e confusionarie”.

I docenti in soprannumero fanno quindi ridurre complessivamente le immissioni in ruolo. Una fase di stallo che non può essere accettata in silenzio.

Secondo la Flc, le scelte del governo nazionale penalizzerebbero la Sicilia, nuovamente ridotta a “fanalino di coda” di un’Italia che arranca. I tagli effettuati, giustificati con la motivazione del decremento delle nascite, sono, secondo la Federazione, spropositati rispetto ai dati reali. Insomma, dietro quanto si profila all’orizzonte, ci sarebbe niente altro che il disinteresse per la nostra Isola. E voi, cosa ne pensate?