I dati di incidenza dei tumori mostrano un progressivo incremento in Sicilia. Ogni anno, nell’Isola, si verificano ben 11.000 decessi per cancro, come se ogni 365 giorni sparisse un intero paese. E gli ultimi dati danno queste patologie in progressivo incremento, con una mortalità superiore al sud che al centro-nord del Paese.

Nella popolazione femminile, il cancro dell’ovaio, pur non essendo frequente, è la prima causa di mortalità per tumori ginecologici nei Paesi industrializzati. In Europa, rappresenta il 5 per cento di tutti i tumori femminili. In Italia, ogni anno, il carcinoma ovarico insorge in quasi 5.000 donne e, di queste, ne uccide due su tre.

In Sicilia, ci sono oltre 3.000 donne con diagnosi di tumore ovarico, con una media di 368 nuovi casi all’anno, ossia 11,3 casi ogni 100.000 abitanti. Il 3,6% dei tumori femminili.

L’alta mortalità è dovuta, in gran parte, alla tardiva scoperta della malattia. Purtroppo, il tumore dell’ovaio, nelle fasi iniziali, non dà sintomi specifici.

“La malattia è in incremento. Sfortunatamente, questo tipo di tumore si sviluppa e va crescendo in assenza di sintomi specifici, fenomeno che spesso porta alla diagnosi in uno stadio avanzato, nel quale la sopravvivenza diventa limitata”, sostiene il professore Roberto Bordonaro, direttore Oncologia medica dell’Azienda ARNAS Garibaldi Nesima di Catania.

Per Bordonaro è irrinunciabile l’utilizzo di percorsi diagnostico-terapeutici che siano fondati sul contributo di diversi attori: il chirurgo ginecologo appositamente formato, l’oncologo medico, il biologo molecolare, figura che sta assumendo un ruolo di rilievo nel percorso del tumore ovarico, il farmacista ospedaliero, lo psico-oncologo, in una visione di integrazione multidipartimentale e talvolta anche interaziendale.

Di investimento notevole per la prevenzione parla l’assessore regionale della Salute, Baldo Gucciardi. “Quello dell’ovaio – dice – è un tumore ad altissima mortalità. Siamo pronti a far scattare un piano straordinario, pronti ad ascoltare il contributo prezioso che ci viene dagli esperti”.

Fattori di rischio del tumore ovarico sono l’età (nella maggior parte dei casi si presenta dopo i 50 anni), prima mestruazione precoce, menopausa tardiva, nulliparità.

Secondo una recente stima, intorno al 10% dei casi di carcinoma ovarico è legato ad un difetto genetico ereditario ben identificato, ossia la mutazione di due geni (BRCA1 e BRCA2). Questa alterazione, trasmessa geneticamente, aumenta il rischio di sviluppare tumori, molto aggressivi, più spesso localizzati all’ovaio e alla mammella. In questi casi, il cancro dell’ovaio può presentarsi anche in età giovane, prima dei 40 anni. In queste donne, portatrici del gene mutato, la percentuale che si ammalino di cancro ovarico può arrivare sino al 44%.

“L’anomalia nei geni BRCA – osserva il professore Giuseppe Ettore, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’ARNAS Garibaldi-Nesima di Catania – viene ereditariamente trasmessa alla linea femminile. In particolare, in presenza di una storia familiare di carcinoma all’ovaio o al seno, le donne di quella famiglia devono essere allertate a seguire il test genetico. Il tumore ovarico può insorgere anche a 30 anni. La nostra battaglia va realizzata soprattutto nella diagnosi precoce”.

“Purtroppo – continua Ettore – in questo tipo di tumore, non c’è la possibilità di uno screening, come avviene per il cancro della cervice uterina, con il Pap test, i test genetici e il vaccino anti-Papilloma virus umano. La sola arma per combatterlo è la diagnosi precoce con ecografia transvaginale. L’ecografia però, non è un test di laboratorio, ma dipende dalla preparazione dell’operatore, quindi suscettibile di falsi positivi o negativi. Diagnosticare un tumore ovarico già in fase avanzata, significa il fallimento come costo di vita umana e di impatto economico per la società”.

“L’evidenza della presenza di una mutazione di uno dei due geni BRCA1 e BRCA 2 – interviene Bordonaro – è da considerarsi predittiva di risposta a farmaci di ultima generazione. Il test di ricerca della mutazione genetica ha un ruolo importante nelle neoplasie ereditarie della mammella e dell’ovaio e rientra in un ampio discorso di prevenzione dei tumori eredo-familiari”.

Quando va eseguito il test genetico? Secondo le Linee Guida dell’Associazione italiana di oncologia medica, il test va eseguito, nelle pazienti affette da carcinoma ovarico, prima possibile, già alla diagnosi. «Oggi, disponiamo di nuove tecnologie sempre più precise per analizzare il DNA estratto dal sangue”, spiega il professore Antonio Russo, direttore dell’Oncologia medica del Policlinico di Palermo e del Centro regionale per la Prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori rari ed eredo-familiari dell’adulto.

“Il test genetico – dice Russo – deve essere eseguito allorché sussistano criteri di predisposizione ereditaria e può essere esteso ai familiari e con valore predittivo nelle donne affette da tumore ovarico. È possibile ottenere un miglior controllo della malattia mediante nuovi farmaci mirati, gli inibitori di PARP, capaci di agire sui meccanismi di riparazione del DNA”. Nell’Isola sono state individuate, finora, 130 famiglie con la mutazione nei due geni BRCA.

E interviene l’assessorato regionale della Salute sul test genetico predittivo: “Un gruppo di esperti dedicato sta lavorando all’identificazione delle strutture che si occuperanno della consulenza oncogenetica completa. Prevista la presenza dell’oncologo, del ginecologo, del genetista e dello psico-oncologo, per la valutazione del tumore osservato. In caso di test positivo, la paziente accede alla terapia di PARP inibitore”, spiega il dottore Giacomo Scalzo, dirigente del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana.
“L’applicazione dei testi genetici nella pratica clinica – dice Scalzo – sta diventando sempre più importante e rilevante, in particolare nell’ambito della mammella e dell’ovaio, dove intorno al 10% dei tumori è legato a sindromi di tipo ereditario”.

Entro il 2016 saranno attuati alcuni progetti per il miglioramento dell’assistenza ai soggetti con tumori ereditari e ai familiari carrier di mutazione.

Il Percorso diagnostico terapeutico per la migliore gestione delle donne con tumore ovarico? “Sarà reso definitivo entro due mesi”, assicura Scalzo. E per l’assessore della Salute, occorre un percorso particolare, diffuso e potenziato, “perché si possa parlare di svolta nella nostra Regione”.

Attualmente esiste un solo Centro di riferimento regionale per i tumori eredo-familiari, al Policlinico di Palermo, un altro è previsto per la Sicilia orientale, per assicurare il percorso completo (test predittivo e preventivo). “Come quella di Palermo, sarà una struttura ad elevata professionalità preventiva e predittiva, seguita da soggetti fortemente preparati e formati”, afferma il dottore Ignazio Tozzo, dirigente generale del Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato della Salute.

In merito all’organizzazione della Rete oncologica regionale, per Roberto Bordonaro la Regione ha fatto una buona normativa. “Ma dal punto di vista attuativo – sottolinea – ancora siamo indietro, si attende la traduzione nella pratica di quanto sancito a livello normativo”.

Nell’Isola, esistono due strutture di ginecologia riconosciute con decreto assessoriale quali Centri di riferimento delle patologie tumorali ginecologiche, entrambi i centri sono a Catania. “È ovvio – dice Bordonaro – che una organizzazione di Rete deve garantire una certa capillarità. In questo momento, per esempio, quella che riguarda il tumore ovarico non è pienamente realizzata”.

La Regione sta lavorando in tal senso. Un gruppo di lavoro dedicato, entro massimo 3 mesi, individuerà una Rete di Centri principali e satelliti nell’Isola, secondo il modello Hub e Spoke”.

“L’Istituzione di una ‘Rete Tumori Eredo-Familiari’ in Sicilia – dicono in Assessorato Salute – nasce per creare una proficua e permanente collaborazione tra centri oncologici di tutto il territorio regionale ed è finalizzata al miglioramento dell’assistenza ai pazienti con tumori eredo-familiari”.

“In un settore così importante qual è l’oncologia, a maggior ragione nel delicato universo femminile, ognuno è chiamato a dare il meglio di sé, a partire da noi che lavoriamo all’interno dell’Assessorato regionale della Salute”, conclude Scalzo.