“Come membro del governo nazionale non ho alcuna intenzione di favorire il commissariamento della Regione Siciliana, sarebbe una sconfitta per tutti i siciliani e non solo per Crocetta”.

Le parole del ministro e vice premier Angelino Alfano pronunciate oggi a Palermo sono chiare. Difficile dire quanto concordate col premier (con il quale non sembra si parlino molto)  ma certamente rappresentano un indicatore della posizione di Ncd, ancor di più perché dette durante la costituente del partito in Sicilia.

Se ne ricavano due elementi per la valutazione della situazione politica siciliana: uno a breve ed uno a medio termine. Nel breve, anzi brevissimo termine appare chiaro che Ncd non vuole essere l’elemento determinante nell’eventuale “caduta” del governo Crocetta. La strategia, in vista delle mozioni di censura di mercoledì e giovedì sembra ormai definita. Un sì ed un no per dire chiaramente alla Scilabra che  qualcosa non va e non restare indietro rispetto ai cugini di Forza Italia e della Lista Musumeci (con i primi ultimamente si litiga, però) ma per non mandare a dire a Crocetta “siamo nemici”. il classico atteggiamento cerchiobottista dei moderati  che sarebbe comprensibile se messo in atto dal pd 8partito di maggioranza ma spaccato com’è) ma meno comprensibile in area centro destra.

D’altronde ‘vox populi’ dice che anche dentro Forza Italia potrebbero registrarsi un paio di assenza “programmate” insomma di persone che non potendo votare a favore di Crocetta ma non sentendosela di votargli contro preferiscono contrattare la loro assenza. Naturalmente solo chiacchiere di corridoi anche se non di un corridoio qualunque ma di palazzo dei Normanni.

In materia di mozioni di censura, poi, c’è da aspettare di capire cosa faranno i cuperliani che sembrano decisi a votare contro la Scilabra. ma la Vancheri? I leader dell’area sembra abbiano qualche difficoltà a fare votare anche contro la donna di Confindustria. D’altra parte anche la stessa Scilabra negli ultimi mesi a Confindustria si è avvicinata parecchio. Due sì alle due mozioni potrebbero essere considerati una specie di dichiarazione di guerra agli industriali. D’altra parte i cuperliani si sentono nell’occhio del ciclone. Cracolici andrebbe dicendo a tutti che le azioni messe in campo sono solo gesti di auto difesa perché ci sarebbe “un odio crescente e personalistico contro di noi diffuso fra tutti gli schieramenti del parlamento siciliano”. Frasi pronunciate durante telefonate con colleghi di corrente che poi ne avrebbero parlato in pubblico. difficile verificarne l’autenticità, ma il clima che si respira sembra essere proprio questo.

Ma torniamo ad Alfano ed alla seconda conseguenza, quella a medio termine, della sua affermazione. Non ci sarà un commissariamento della Sicilia. una cosa quasi scontata per vari motivi. in primo luogo perché in questa fase è tecnicamente impossibile. Per compiere legittimamente un simile atto amministrativo occorrerebbe aspettare almeno maggio (o gennaio se imprudentemente e in modo del tutto inatteso la Regione non facesse il bilancio ne l’esercizio provvisorio). sarebbe certamente possibile una sorta di affiancamento su fondi Fas, fondi comunitari e così via. Qualcuno potrebbe anche chiamarlo commissariamento ma tale non sarebbe.

Nonostante ciò Crocetta è innervosito da queste voci. Perde la calma e annuncia che denuncerà tutti. Altra cosa impossibile? Che reato sarebbe mai quello di esprimere una opinione anche se questa opinione fosse sbagliata? Ma ai tempi nostri non c’è da fidarsi troppo. magari un reato lo inventano apposta per questa occasione.

Politicamente da rilevare resta, però, il fatto che se Renzi avesse realmente in testa l’idea di lasciare andare la Sicilia al suo destino economico-finanziario per poi commissariarla magari a maggio, sembra non troverebbe l’appoggio del suo vice premier e dell’alleato Ncd. ma per risolvere questo tema ancora il tempo c’è. Bisognerà,. però, cominciare a parlarne adesso. un commissario significherebbe anche elezioni qualche mese dopo e nessuno è ancora pronto per una campagna elettorale.

Resta il tema tecnico e certamente non secondario. I soldi per chiudere il bilancio dove sono? Per Crocetta bisogna prenderli dai 415 milioni di mutuo stipulato ma non ancora incassato, e dalle anticipazioni con i fondi fas e con i fondi comunitari. insomma dirottare un bel gruzzolo di spese su altre partite dio bilancio per usare i soldi regionali solo per la spesa corrente.

A Roma il compito di accettare o meno una simile impostazione (difficile visto che poi si dovrebbe concedere analoga libertà alle altre regioni) ben sapendo che nel 2015 bisognerà fare i conti con i residui attivi e la Sicilia e messa male da questo punto di vista con ben 15 miliardi di residui attivi, 11 dei quali ereditati dal passato e 4 iscritti nel 2013. Di questi i crediti non esigibili sarebbero almeno il 50%. Insomma 7 miliardi, milione più milione meno. Spalmanti su 10 anni come prevede la normativa significherebbe circa 700 milioni l’anno.

Facciamo due conti. 1,6 miliardi mancano per chiudere il bilancio di previsione 2015. Se arriverano i 400 milioni del mutuo ne mancherebbero 1,2. spostando sulla spesa comunitaria parte della formazione, la forestale (operazione già tentata due volte e mai riuscita), gli investimenti per consorzi di bonifica, artigiani, agricoltura e così via si recupererebbero altri 8/900 milioni.

A conti fatti ne mancherebbero circa 300 milioni ovvero il minor gettito in tasse dovuto alla crisi. ma se a questi si dovranno aggiungere di nuovi i 700 milioni circa di cancellazione dei residui attivi come si fa questo bilancio?

“Il collega all’Economia ancora non ha portato in giunta la sua proposta sul bilancio e quindi nessuno può avere una fotografia dettagliata della situazione. Attendiamo cosa porterà e si aprirà il dibattito” ha detto oggi l’assessore Linda Vancheri durante il dibattito a Confindustria sulla pubblicità in Sicilia. “Sull’ipotesi di commissariamento della Regione – ha aggiunto -sono disinteressata all’argomento”.

Insomma chi vivrà vedrà ma sia che affondi o che ce la faccia sembra proprio che la Sicilia dovrà contare solo sulle sue forze…e sui suoi governanti

E dunque ecco arrivare l’affondo dell’ex presidente del senato Renato Schifani “Pensavo che il governo Lombardo avesse fatto male – dice correggendo in parte le dichiarazioni di Alfano – ma non pensavo che la mia terra potesse sprofondare nel baratro della impresentabilità politico-istituzionale del governo Crocetta. Un governo in cui si nominano persone eccellenti e preparate come una fuoricorso di otto anni: che segnale possiamo dare ai nostri ragazzi? Sarà anche una brava ragazza, ma se avessimo fatto nominare una nostra segretaria assessore saremmo stati massacrati. La nostra terra merita di non sprofondare e per questo mai saremo la stampella di questo governo solo perché a Roma stiamo con Renzi. Per questo sono convinto che l’opposizione compatta – ha concluso- dovrebbe presentare la mozione di sfiducia”. 

A mettere, forse imprudentemente, una data alla voce sfiducia, è il coordinatore di Ncd Francesco Cascio che annuncia per il 21 la presentazione della mozione che, se approvata, porterebbe a nuove elezioni. “La sfiducia al presidente della Regione e la legge elettorale regionale sono due cose che possono camminare anche separate – dice Cascio secondo il quale la nuova legge per andare al voto si può fare nei 90 giorni di tempo che sono assegnati al parlamento dall’approvazione della sfiducia alle nuove elezioni  – La sfiducia è un atto parlamentare che non determina l’indomani uno scioglimento dell’Assemblea – aggiunge -, è un atto politico che ha una conseguenza in termini pratici che sono le dimissioni del governatore e le elezioni da indire entro 90 giorni. Una volta sfiduciato il presidente della Regione, se ci riusciremo, approveremo la legge elettorale. Non abbiamo mai modificato la legge elettorale in virtù della modifica del numero dei parlamentari. Quindi è un fatto obbligatorio prima di andare a votare, ma si può fare anche con un presidente della Regione dimissionario”.