Liti, grandi offese, minacce più o meno velate e scontri istituzionali. Cresce la “grande confusione” nella maggioranza alla Regione siciliana. Ultimo fronte di scontro è la legge di riforma delle province. Ieri il presidente della Regione ha annunciato di averla approvata ingiunta e di essere pronto a mandare in aula una riforma complessiva che supera anche la legge nazionale Delrio tacciata di essere solo una norma che abroga le elezioni ma non le Province. Una critica identica a quella mossa nei confronti della legge siciliana che da un anno e mezzo ha posto le province sotto commissariamento.

Ma l’Ars non ci sta ed il Presidente Ardizzone non intende aspettare la norma di Crocetta e calendarizza la discussione di un disegno di legge parlamentare che recepisce proprio la Delrio con qualche modifica. D’altronde per Ardizzone lo Statuto autonomistico non supera la legge nazionale in questo caso a meno che non venga impugnata e così non è stato.

E’ solo l’ultimo fronte di polemica che si aggiunge alla piccata risposta del Pdr, il partito dell’ex ministro Salvatore Cardinale al commento di crocetta sulle elezioni suppletive di Siracusa. ‘Morto un Gianni se ne fa un altro’ aveva detto il Presidente riferendosi al deputato silurato. Ma cardinale e compagni non ci stanno e accusano Crocetta di essere umanamente deprecabile: Potremmo rispondergli morto un crocetta se ne fa un altro gli mandano a dire.

In questo clima ci si prepara alla discussione delle mozioni di censura nei confronti di due assessori, Nelli Scilabra e Linda Vancheri, le massime espressioni di Crocetta, Lumia e Confindustria. Per Crocetta si tratta di un attacco affaristico mafioso alla sua giunta ma Forza Italia, Lista Musumeci, Ncd e 5 stelle si preparano a votare sì e con loro anche i cuperliani del Pd.

A conti fatti, senza franchi tiratori, la mozione è un rischio soprattutto per la Scilabra. Tutti presenti in aula e tutti schierati a votare come da previsione si rischia un inedito 45 pari (con almeno due deputati che potrebbero decidere di votare sì all’ultimo momento facendo approvare la censura). 35 sono, infatti, i voti dell’opposizione. Se si aggiungono 9 cuperliani e 1 voto el gruppo misto annunciati a favore della censura, sarebbero 45 voti, metà esatta del Parlamento. Ma sotto traccia si registrano già i distinguo e i possibili assenti fra deputasti di centro destra.

Crocetta lavora sotto traccia non tanto a recuperare voti alla maggioranza quanto a sottrarne all’opposizione. una partita per giocare la quale c’è ancora una intera settimana