E’ una ‘guerra santa’ quella per difendere il Tar di Catania dall’eventuale soppressione pensata dal governo nazionale nell’ambito della spending review, una crociata che parte dal capoluogo etneo con sindaci, deputati, avvocati, magistrati e rappresentati del mondo del fare nel ruolo di cavalieri a difesa della sede distaccata del Tribunale amministrativo regionale.

Oggi  a Palazzo degli Elefanti si sono studiate nuove strategie per evitare la chiusura che, secondo quanto ipotizzato dall’esecutivo nazionale, sarebbe prevista per il prossimo 1 ottobre. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha proposto  la sottoscrizione di un documento, che verrà inoltrato al Presidente della Repubblica, al premier Renzi ed a i ministri per le Riforme costituzione  e della Semplificazione e della Pubblica amministrazione, in cui si specificano i disagi che si creerebbero se dovesse chiudere la sede catanese del Tar. Il documento, oltre che dai presenti, è stato sottoscritto dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e dallo stesso governatore Rosario Crocetta.

Non sta né in cielo né in terra che Catania continua a pagare un prezzo ingiusto per essere la più grande città italiana non capoluogo di regione e quella a difesa del Tar è una guerra santa“, ha detto Enzo Bianco a margine dell’incontro specificando che è giusto fare dei risparmi anche nel campo della giustizia.

E proprio sui numeri del Tar di Catania è intervenuta Gabriello Guzzardi, magistrato del Tar etneo, che ha spiegato che ad oggi non si conoscano delle istruttorie in grado di dimostrare i benefici della soppressione della sede catanese. “Il personale è ridotto all’osso e gli stipendi rimarrebbero immutati – sottolinea Guzzardi –  anche la locazione attuale è risalente ad un vecchio contratto e non credo che un nuovo affitto a Palermo avrebbe dei prezzi migliori. Semmai lo spostamento creerebbe certamente delle lungaggini“.

Insomma, a detta dei presenti, se proprio si devono sopprimere delle sedi distaccate, si chiudano quelle sezioni dei Tar dove c’è meno lavoro: “Questo è il terzo tribunale amministrativo d’Italia, dietro a Roma e Napoli, assai più grande di quelli di Palermo e Milano. Si facciano risparmi, ma noi qui siamo tutti schierati in difesa”, dice ancora Bianco.

Da un punto di vista burocratico è una vera e propria partita a scacchi. I senatori del Gal hanno già presentato un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in cui si evidenzia che la chiusura del Tar di Catania appare ‘illogica, illegittima e dannosa’, ma si studiano le strategie parlamentari per evitare la serrata.

“Se la norma dovesse essere contenuta nel decreto legge – dice Bianco – faremo il percorso di emendamenti durante la conversione, se fosse invece contenuta in un disegno di legge la nostra azione sarà meno urgente perché i tempi sono più lunghi”.

Oggi a Palazzo degli Elefanti anche il sindaco di Messina, Renato Accorinti, che amaramente confessa: “Noi pensavamo di chiedere l’apertura di una sede a Messina perché c’è un’esigenza reale, invece si chiude quello di Catania…

Il primo cittadino peloritano ritiene che “la chiusura dei Tar va innanzitutto contro l’interesse di molti cittadini e lo spostamento creerebbe problemi e disagi”, ma il sindaco pacifista (che si è presentato con l’immancabile t-shir ‘free Tibet’) riesce a vedere comunque il bicchiere mezzo pieno: “Questo stare assieme a difesa del Tar di Catania e quindi dei diritti vale per ogni cosa e questo modello di condivisione, di percorsi comuni, che è nella mia mentalità, va esportato. E’ stupido dividersi e continuare un campanilismo di basso livello non porta il cittadino e chi li rappresenta ad un livello superiore, stiamo assieme perché non siamo in concorrenza”.

E’ proprio vero: la crociata è cominciata.