Martedì 17 novembre il cantautore Alfonso Moscato si esibirà live al Bolazzi Bistrot di Palermo (Piazzetta Francesco Bagnasco, 1 – ore 22.30 – ingresso libero). Affiancato sul palco da Francesco Incandela (violino, mandolino elettrico, organo) e Vincenzo Lo Franco (batteria), Alfonso Moscato presenterà il suo “La Malacarne”, disco che segna l’esordio da solista.

“Dieci canzoni, dieci storie periferiche di uomini e donne, dieci esercizi dello spirito”: questo è “La Malacarne” di Alfonso Moscato, ex voce e autore della band Cordepazze con cui ha vinto il Premio come miglior interprete al “Premio Fabrizio De André” nel 2007 e il Premio della critica a Musicultura 2009 e 2014. Il ricavato della vendita del disco sarà interamente devoluto alla Missione Speranza e Carità di Palermo fondata dal fratello Biagio Conte.

Il disco è stato anticipato dal videoclip “Le Pulle” (regia e montaggio di Andrea Nocifora, audio registrato e mixati da Orazio Magrì), disponibile su Youtube, e seguito dal videoclip del brano “U Carzaratu”, realizzato con una selezione di foto su un totale di 111 scattate da Alex Astegiano (fondatore dei Marlene Kuntz) in Sicilia, “una breve storia della luce di Sicilia per esplorare nei luoghi nascosti del cuore le storie dimenticate dei vinti”.

Alfonso Moscato nel suo disco narra la vecchiaia, il reato, la desolazione, la malattia, la disgrazia, l’orrore, lo scempio, lo stupro. Cerca la fiammella irriducibile che alberga nel cuore di ogni uomo. Dal fondo della disperazione, della disgrazia, della degradazione, del vizio, della miseria, dell’infamia, dell’assassinio, della carne, esiste una via stretta e ripida che conduce alla salvezza dello spirito: “I luoghi che abbiamo voluto fotografare – racconta il cantautore siciliano – come le storie narrate nel disco, sono orrendi e splendidi nello stesso tempo, lucenti e tenebrosi, gloriosi e miseri, come Palermo, come la Sicilia, come il mondo intero, come la vita nostra che ci respira accanto. Poiché nella degradazione vi è la vera corona, nell’abbassamento la salvezza”.

Il disco è il risultato di una riflessione lunga e profonda che Alfonso Moscato descrive con queste parole: “Le parole, i suoni, le immagini, la proprietà di guardare così profondamente nel cuore della miseria, dell’orrido, del sudicio, del mostruoso e di tutto questo insieme, da poter intravedere la luce della bellezza infinita. Lo sguardo di chi vede dentro ogni delitto, dentro ogni ammorbamento della natura umana, dentro ogni deviazione, una via che sorprendentemente può portare all’eccelso, alla luce accecante della bontà del mondo.Nel pensionato abbandonato (“I Paesi svuotati”) come un relitto umano in sobborghi svuotati, nel ragazzo di periferia che sa comunicare esclusivamente attraverso la cieca violenza (“Verrà l’Arcangelo Michele” e “Amore Criminale”), nella donna nigeriana catapultata sulle rotte del sesso a pagamento (“Le Pulle”), nel mafioso stragista, massacratore perfetto e macchinatore di lutti (“Giovannino senza paura”), nel mendicante più cencioso e puzzolente del mondo, nelle periferie del c.e.p., dello z.e.n., dello Sperone, di Brancaccio, di Scampia e Secondigliano come in tutte le periferie del mondo, da Rio de Janeiro a Shanghai, nella normale, quotidiana, strascicata vita incognita dell’uomo qualunque, in tutto questo e altro ancora, rimane il codice celeste, la luminosità divina, l’irriducibile residuo santo nel cuore dei “peggiori” e degli ultimi. A volte potrebbe bastare un fotogramma, una misteriosa geometria alfabetica, una sonorità, per intuire la splendente bellezza dorata nell’ abisso dello scempio abominevole.
Perché in fondo al cuore di ogni malvagio, di ogni derelitto, resiste sublime la sostanza divina che ci rende uomini.” L’album si completa con i brani: U Carzaratu; La Canzone Di Mimì; Distruggimi; Malaluna e Etz Ha Zait.