Un invito alla responsabilità in previsione dell’elezione degli uffici di presidenza delle Commissioni legislative e del nuovo segretario d’Aula. a lanciarlo è il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che si rivolge ai gruppi parlamentari ma parla soprattutto al pd, temendo che lo scontro in corso dentro il partito di maggioranza relativa blocchi ulteriormente il parlamento.

“Il rinnovo delle Commissioni – afferma il presidente Ardizzone – è ormai un atto non più differibile, che richiede, per mantenere il prestigio del Parlamento stesso, la massima condivisione di tutte le forze politiche, pur nella normale dialettica tra maggioranza e opposizione. Ulteriori ritardi nella piena operatività delle Commissioni non saranno giustificabili di fronte ai siciliani, anche in considerazione dell’imminente avvio della sessione di bilancio. Già da tempo ho cercato di venire incontro alle legittime richieste dei vari gruppi parlamentari, anche di minoranza, soprattutto con riferimento alla rappresentanza nel Consiglio di presidenza dell’Ars. Adesso è arrivata l’ora delle scelte, mettendo di lato polemiche e rivendicazioni”.

La preoccupazione di Ardizzone non è peregrina visto come è andata, la scorsa notte, in casa Pd. Uno scontro, all’interno del gruppo, al termine del quale il presidente non è stato scelto. Bisognerà andare al ballottaggio fra due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti al secondo tentativo e si tratta di candidati entrambi dell’area renziana, O meglio entrambi ex Articolo 4: Luca Sammartino e Alice Anselmo.

Lo scontro fra renziani e cuperliani non ha spaccato il Pd solo in due, ma in diverse frange. I deputati d’area renziana, infatti, si sono dimostrati non compatti ad eccezione del gruppo proveniente da Articolo 4 che ha votato sempre insieme. Ma i cuperliani, invece, si sono divisi in tre fazioni, forse anche quattro ricompattandosi solo al momento del voto. La scelta di andare tutti uniti (i cuperliani) su Alice Anselmo aveva lo scopo di spaccare proprio gli ex Articolo 4. Ma ha ottenuto l’effetto contrario: consegnare agli ‘articolisti’ la scelta del prossimo capogruppo.

Al ballottaggio, infatti, basterà che i renziani vadano compatti su un nome per eleggerlo ma Sammartino e Anselmo, per non rischiare eventuali ‘franchi tiratori’ potrebbero anche decidere di ritirare una delle due candidature andando al ballottaggio con un candidato unico che, di fatto, sarebbe già eletto.

Ma il regolamento interno del gruppo prevede che il ballottaggio debba essere fatto entro 8 giorni quindi, in pura teorica, il capogruppo uscente Antonello Cracolici, che non si è dimesso nonostante la nomina ad assessore, potrebbe far slittare questa convocazione fino alla prossima settimana cercando, magari, un accordo con la Anselmo per completare la spaccatura degli ‘articolisti’ che non sembra essere riuscita, almeno non come era nei piani.

Questa manovra rischia di far slittare ancora le indicazioni del Pd per le Commissioni e per questo Ardizzone lancia il suo appello temendo che vada via anche l’ultima occasione di novembre e ci si ritrovi a dicembre ancora con le commissioni da fare e con una sessione di bilancio ancora da indire con le conseguenze del caso.

La spaccatura del Pd e i ritardi che ne conseguono fanno, poi, gioco a Crocetta che guadagna tempo lasciando che l’attenzione venga distratta da altro. tempo che cerca di usare per trovare un accordo con il governo nazionale sui fondi (1 miliardo e 400 milioni) necessari per il bilancio di previsione 2016.ù

Un accordo che Crocetta pensa di raggiungere in settimana anche se le notizie che rimbalzano da Roma, in questo senso, sono contrastanti e non danno alcuna certezza in questo senso.

Di fatto tutto e tutti paralizzati con il rischio di una nuova maratona festiva fra natale e capodanno per un bilancio ‘farlocco’ e di piccolo cabotaggio. E chissà se dopo si parlerà ancora di elezioni anticipate o di portare a questo governo fino a fine legislatura senza un ero da programmare