Gli ultimi avvenimenti calamitosi del messinese, riportano purtroppo alla luce alcuni fantasmi che in realtà sono piuttosto duri da dimenticare.
Quando nell’autunno del 1991 alcune cittadine siciliane furono colpite da violente alluvioni, si urlò al disastro colposo.
L’abusivismo edilizio in Sicilia è di sicuro una piaga difficile da sconfiggere.

Esattamente il 12 ottobre 1991 la sola città di Enna subì ingenti danni e 12 persone perirono. Una enorme voragine si aprì in pieno centro e fu la testimonianza più drammatica di quanto l’uomo poco rappresenti davanti a certe calamità. Stessa sorte, se non peggiore, toccò alla città di Barrafranca.
Le zone più in basso subirono la furia di veri e propri torrenti di fango e detriti, formatisi sulle strade.
Alcune persone rimasero sorprese da onde impetuose che trascinarono qualunque cosa si trovasse nell’immediato.
I corpi scaraventati con una forza spaventosa, furono trovati a chilometri da Barrafranca; qualcuno, complice la fiumara che andava alimentando i fiumi circostanti, fu ritrovato in altre province.
Le salme del cimitero barrese, le bare ove riposano i morti all’ultima dimora, furono scoperchiate e trascinate a valle. Fu l’Apocalisse!

Più indietro nel tempo, il 13 dicembre 1959, 10 persone persero la vita travolte dalla forza del torrente Calderai.
La Sicilia è nota per i suoi fiumi ridotti a rigagnoli; tuttavia le piogge che talune volte hanno del tropicale, rendono questi piccoli corsi d’acqua dei fiumi impetuosi.
Non esistono che argini naturali e qualche diga per l’irrigazione… Per il resto del racconto, ci hanno pensato le fiumare di Messina in questi terribili primi giorni d’ottobre.

E gli ennesi?
Oggi per gli abitanti di quelle cittadine è il ritorno alla memoria. Nella puntata di Porta a Porta del 5 ottobre 2009 l’On. Leoluca Orlando cita tra le cittadine siciliane a rischio idrogeologico anche Valguarnera Caropepe, nell’ennese.
Una notizia che ci aspettavamo, visto che a torto il piccolo centro urbano si è reso protagonista, negli anni, di alcuni episodi abbastanza rilevanti.
Il territorio circostante è attraversato da fiumarole che spesso con le piogge s’ingrossano. Se le precipitazioni che hanno interessato i paesi del messinese, dovessero ripetersi anche a Valguarnera, molti “te l’avevo detto” avrebbero la giusta consistenza.
Le strade provinciali e statali, ridotte da decenni a mulattiere, sono state colpite in questi ultimi anni da piogge torrenziali che hanno reso impraticabili diversi tratti.
L’11 novembre 2008 dal Km 13+500 al km 14, l’ormai famigerata Strada Statale 192 è stata invasa dai detriti. Nel settembre 2009 la stessa strada è stata preventivamente chiusa dall’Anas per la lunghezza di 39 km, con danni economici alle varie aziende che nella zona hanno i loro magazzini. Anche il tratto che comprende lo svincolo Enna-Piazza Armerina, appena dopo la galleria “Grottacalda“, è stata piegata dal deflusso sotterraneo d’acqua alluvionale, con la conseguente chiusura della strada e la deviazione presso una mulattiera.
Il centro abitato valguarnerese è soggetto, comunque, ad alcune frane che interessano principalmente l’ingresso nord e sud del paese. In particolare bisogna denunciare un palese abuso edilizio sulle pendici di ciò che la gente del luogo chiama “Grotte di Baldassarre. Tale zona è principalmente di origine arenaria, utilizzata fin dall’epoca neolitica (lo testimoniano la presenza di tre nicchie scavate nella roccia e vecchie foto con una piramide votiva, oggi scomparsa).
Essendo le “grotte di Baldassarre” un luogo ove in maniera ricorrente avvengono smottamenti, ha fatto piuttosto scalpore la decisione di concedere il permesso edilizio sulle sue pendici.
Oggi infatti sorgono in via XXV aprile, una piazza e un grosso condominio. Il peso è quello che spaventa, perché il rischio idrogeologico è elevato e, se ci fossero precipitazioni come quelle messinesi (300mm in un solo giorno) potrebbe causare danni ingenti.
Un altro aspetto da non sottovalutare assolutamente è il fatto che lungo il sottosuolo del centro abitato scorrono ancora dei fiumiciattoli. Non a caso la piazza più famosa di Valguarnera, detta “Il Canale“, è stata costruita ove un cinquant’ennio fa scorreva un canalone d’acqua che percorreva la vicina via Mazzini e andava alimentando il fiume Caropepe, oggi ridotto a rigagnolo.
Nell’adiacente via Medaglia d’oro Angelo Pavone, il manto stradale copre a dovere un acquedotto; una serie di condotti che sono il simbolo dell’astuzia ingegneristica propria degli antichi romani.
Altra segnalazione merita piazza Mursiata, anch’essa costruita su una sorgente d’acqua che oggi defluisce da una condotta. Chi proviene dalla Strada Provinciale 4 nota subito come tale piazza sia stretta su un dirupo.

La citazione dell’On. Orlando ha aperto alcuni interrogativi interessanti: perché ci si aggorge solo adesso di quanto sia idrogeologicamente pericoloso il territorio valguarnerese? e ancora, perché Scaletta Zanclea e Valguarnera Caropepe sono state poste all’ottantesima pagina di un dossier sul pericolo alluvioni, entrambe con un solo punto?