C’è un tratto che accomuna Rosario Crocetta, governatore di Sicilia, a Matteo Renzi, neo presidente del Consiglio dei ministri: entrambi hanno guidato una città, indossato la fascia da sindaco, si sono confrontati con le esigenze di comunità. Temi che ha più riprese il primo cittadino di Firenze ha ribadito nel corso del suo intervento al Senato di ieri. Un discorso di oltre un’ora che è piaciuto anche Rosario Crocetta che comprende il senso dei passaggi salienti del Renzi-pensiero.

“E’ molto positivo che sia un sindaco a rivestire la carica più importante del governo del Paese – dice il presidente siciliano – perché, a prescindere dalla persona Renzi, chiunque venga da quell’esperienza si porta dietro un valore aggiunto fatto di concretezze, di impegni veri, vicinanza nei confronti della gente”.

L’easy-style di Renzi, con tanto di discorso a braccio e mano in tasca fra i velluti del Senato, che ha fatto discutere sia ieri che oggi , trova una logica nelle parole di Rosario Crocetta:  “Matteo è così, non è una novità. E’ una persona dalla quale non bisogna aspettarsi formalismo. Da lui, personalmente mi attendo un gran lavoro e darà un grande impulso alla vita politica”.

Il piglio rivoluzionario del sindaco di Firenze nell’annunciare la riforma della burocrazia non ha lasciato indifferente il presidente della Regione, particolarmente colpito dalla riforma copernicana del neo-premier: “E’ un passaggio che mi è piaciuto molto, uno dei più importanti del discorso di ieri. Una rivoluzione”.

“E’ assurdo – analizza Crocetta – che in questi anni chiunque sia stato al Governo, nei ministeri, abbia trovato gli stessi dirigenti: allora non cambia mai il mondo? La burocrazia detiene gran parte del potere reale del Paese per la conoscenza delle questioni. Fino ad oggi questa burocrazia ha guardato, in qualche modo, i governanti con autosufficienza e ha detto: alla fine questi se ne vanno, verrà un altro ministro e noi saremo sempre qua!”

Se il passato amministrativo accomuna Renzi e Crocetta, non è escluso che il futuro prossimo possa far incrociare nuovamente le esperienze dei due politici democratici. A Roma, esaurito il toto-ministri, è già partito il gossip sui possibili sottosegretari e fra i papabili c’è anche Luca Bianchi, attuale assessore regionale all’Economia che i rumors di palazzo danno in predicato di diventare sottosegretario o direttore generale di un ministero.

“Sarei molto contento se avvenisse – dice Crocetta – anche perché abbiamo bisogno di un raccordo col governo nazionale in modo più organico. Riterrei qualificante la posizione di assessore e sottosegretario perché sarebbe un punto di riferimento grande per la Sicilia, visto che (Bianchi ndr) è quasi naturalizzato siciliano…”

Ed a proposito di questioni siciliane e possibili modifiche alla giunta regionale, il presidente della Regione puntualizza: “Il rimpasto? Non mi sono mai preoccupato. E’ un tema che interessa molto Lupo e voi giornalisti. In un anno Lupo ha pronunciato la parola rimpasto almeno mille volte!”

Le questioni sul tappeto sono tante e Crocetta ne ha per tutti: “Sulle città metropolitane c’è qualcuno che gioca – dice – nel centrodestra, i grillini che non ne voglio sentire, e poi c’è Orlando che non ne vuole sentire: i suoi continui attacchi all’assemblea non fanno bene. Il sindaco di Palermo si sa  ha tutta la città che sta crollando e adopera quindi una strategia di distrazione dai problemi di Palermo che sono completamente non affrontati”.

Intanto il presidente della Regione ha fatto sapere che la cosiddetta Finanziaria bis sarà approvata domani a Catania: “Subito dopo la trasmetteremo alla presidenza dell’Ars e poi deve andare in commissione ed essere incardinata attraverso la conferenza dei capigruppo”.

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