Catania – Né abolite, né confermate. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, sceso nell’arena dell’assemblea dell’”Upi” alle “Ciminiere” di Catania in rappresentanza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha dato forfait, lascia le Province italiane sul bagnasciuga.

Per non irritare la platea composta dai presidenti e rappresentanti di questi “enti intermedi” di tutta Italia, ne ha lodato le recenti modernizzazioni, accelerate dal presidente Giuseppe Castiglione, oggi padrone di casa, ma ha sostanzialmente detto che non basta.

“Inutile negare – ha detto- che le Province siano state al centro delle attenzioni come l’anello debole del sistema istituzionale, quello di cui si può fare a meno”. Ma la “Carta delle autonomie locali”, peraltro non definitivamente approvata dai due rami del Parlamento, offre loro le ultime chances.

Insomma, a detta del “sicilianissimo” ministro il futuro delle Province è l’autotrasformazione in strutture efficienti e funzionali.

Già, le funzioni. Quali? La strada stretta è quella dell’allargamento e della precisazione dei loro compiti, come Castiglione ha indicato. Ad esempio il trasferimento degli Ato acque e rifiuti nonché di tutte le strutture di natura territoriale che oggi sono svolte da enti “che non hanno una diretta legittimazione democratica”, come Consorzi di bonifica, Enti Parco, Comunità montane”.

Ma chi dovrà farlo? La legge sul federalismo fiscale non risolve e non chiarisce il punto di partenza, quello della sopravvivenza di questi enti che nacquero nel 1861 assieme all’unità d’Italia. La preoccupazione principale che serpeggia in platea riguarda il mantenimento delle Province come organismi eletti e non nominati.

E su questo il governo nazionale per ora glissa.

Non così quello regionale, invece, ed l’assessore al Bilancio Gaetano Armao, lanciato nell’arena dal presidente Lombardo – con cui Castiglione ha ingaggiato una lotta, politica, senza esclusione di colpi – ha assorbito con un certo aplomb i “buuuu” e i fischi partiti dall’assemblea.

Senza tirarsi indietro, Armao ha confermato che in virtù dello Statuto autonomistico, Palazzo d’Orleans procederà a “riparametrare il territorio”, il che equivale a far nascere le tre aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina, che aggregheranno i paesi satelliti del circondario, mentre le altre realtà come Siracusa od Agrigento diventeranno consorzi di comuni.

Ed ai nostri microfoni, Armao ha spiegato che il governo regionale intende procedere a tappe spedite per la formulazione del disegno di legge da sottoporre all’Ars, magari la prossima primavera, subito dopo l’approvazione delle leggi finanziarie.