Il risultato che non ti aspetti: potrebbe essere questo il titolo del più incredibile spoglio cui stiamo assistendo, oramai da parecchie ore e con il fiato sospeso. Uno spoglio che ha rovesciato non solo tutti i sondaggi, con un’autentica debacle degli istituiti che hanno realizzato studi ed exit poll e dei loro guru, ma che ha sovvertito persino le prime proiezioni: successo oltre ogni aspettativa dei grillini e del loro movimento 5 stelle, trionfo del Pdl al Senato, vittoria di Pirro alla Camera per il Pd, riuscito nell’incredibile impresa di perdere una partita già vinta, debacle dei centristi e di Monti, pulizia quasi etnica ai danni dei piccoli partiti e movimenti, vittima di una polarizzazione del voto senza precedenti.

Nel frattempo, in silenzio e lontano dai riflettori, La Lega si aggiudica anche la guida della Lombardia, con ogni probabilità, raggiungendo l’obbiettivo a lungo sognato, di governare con Piemonte e Veneto le tre grandi regioni che costituiscono la “Baviera”d?italia, amministrando, di fatto oltre un terzo della popolazione nazionale.
Chissè cosa sarebbe accaduto con Renzi in campo per il Pd; è questo il grande dilemma che affollerà le notti dei dirigenti del Pd da oggi in poi. La dura realtà è la bocciatura definitiva di un gruppo dirigente stanco e privo di ogni appeal, con un candidato premier, Bersani, che sembra la brutta copia di un leader di un Paese socialista a caso del secolo scorso.

Fallisce l’approdo in parlamento Ingroia, crolla Vendola, scompare Giannino e con lui anche Di Pietro ed il movimento arancione dei sindaci, implode la galassia dei piccoli partiti del centrodestra; si polarizza, insomma, il consenso attraverso tre grandi assi: il centrodestra del Pdl, la sinistra del Pd ed il populismo di Grillo e compagni.
In Sicilia solo un dato da sottolineare, almeno stando ai dati attuali: il flop di Crocetta e del suo Megafono, a dimostrazione che forse in aula all’Ars la sommatoria dei singoli deputati, e delle loro storie spesso impresentabili ed incoerenti, funziona, ma certamente non regge alla prova del confronto con gli elettori che hanno dato un segnale chiaro e forte al presidente: dopo tanti annunci e giochi d’aula è il tempo del fare. Senza risultati concreti per il governo l’annunciata faida della prossima settimana rischia di trasformare in pochi giorni per Crocetta il trionfo in crollo.