Tagli alla dotazione organica, blocco del turn over per 4 anni (non 5 come da precedenti indiscrezioni) dunque niente assunzioni contrariamente a quanto era stato fatto circolare nelle scorse settimana e fronte dei prepensionamenti, adeguamento agli statali nel calcolo delle pensioni, riduzione del salario accessorio (se non cancellazione alla quale si punta in aula), pensionamento forzato per chi ha i requisiti delle quiescenza, abolizione della norma di salvaguardia per i dirigenti che perdendo la posizione dirigenziale perderanno automaticamente anche il salario da dirigente di quella fascia.

E’ una vera e propria scure quella che potrebbe abbattersi sui 16mila dipendenti (diretti)  della Regione siciliana in base alle norme contenute nella bozza di finanziaria chiarite dalle norme del dpf e anticipata dal governo ai partiti della maggioranza nel corso del vertice di ieri pomeriggio a Palazzo d’Orleans.

Il governo fissa la dotazione organica in base al personale in servizio a fine 2014 ma senza stabilire ricognizione e definizione normativa della pianta organica in base alle esigenze di servizio, dunque chi andrà in pensione non sarà sostituito. Gli organici saranno ulteriormente ridotti dal 2016 al 2019 in numero pari al 50 per cento dei dipendenti che andranno via nell’anno precedente, la riduzione sarà maggiore per i dirigenti.

Divieto di assunzioni anche nel 2016, 2017, 2018. Per i dirigenti scompare la clausola di salvaguardia che consentiva loro di mantenere intatta la retribuzione nonostante la presenza rimozione dall’incarico. Tagli anche ai permessi per motivi familiari e personali (solo 3 all’anno) e alle pensioni con l’abolizione del sistema misto di calcolo e il passaggio al contributivo che avrà un impatto su almeno 7 mila dipendenti del comparto.

Ma la bozza parla anche di cancellazione di tutte le partecipate ad eccezione di quelle inserite nell’elenco delle strategiche con il personale che dovrebbe rientrare nei tagli previsti per i regionali aumentandone l’entità e l’impatto e di addio anche agli Istituti autonomi case popolari che saranno posti in liquidazione. Cancellazione anche per l’ente autonomo porto di Messina nonostante le proteste, le richieste di rilancio e l’ipotesi di accorpamento degli enti porto in tre grandi strutture.

Nascerà, invece, l’Aspa, l’Agenzia siciliana per le politiche abitative che sarà istituita con decreto dal Presidente della Regione e acquisirà il patrimonio degli Istituti Autonomi Case popolari ma potrà scavalcare tutte le norme fin qui esistenti e riformare il settore con semplici decreti attuativi. in pratica una riforma che si trasformerà negli aumenti dei canoni di locazione e di cessione degli immobili nei confronti delle famiglie più deboli.

La manovra, però, non è tutta qui e di lacrime e sangue da scoprire ce ne sono ancora tante.