Il 29 ottobre del 2012 era presidente da poche ore. Domani, un anno dopo, in un anniversario incredibilmente puntuale, Rosario Crocetta affronta in aula la sua prima sfiducia. Sfiduciato da quelli, i 15 – poi diventati 14 – deputati grillini che più volte ha evocato come esempio e come onfronto definendosi spesso più grillino dei grillini.

La sfiducia che domani il governatore Crocetta dovrà discutere davanti al Parlamento siciliano più che un rischio concreto è il simbolo di una parabola politica che alla media distanza, se non breve in termini economici, ha mostrato il fiato corto. Politica degli annunci principalmente quella di Crocetta con un inaspettato risultato in termini di legalità nel campo della formazione professionale. Le denunce che il governatore hanno portato a galla in questo settore – per spingere sulla riforma che in soldoni prevederà, probabilmente, la cancellazione di tutti gli enti di formazione con la creazione di un unico mega ente regionale – un sistema di corruzione enorme. E’ la magistratura che però fin qui ha fatto il lavorone. Crocetta ne ha goduto i benefici.

Un altro risultato che Crocetta ha portato a casa è la cancellazione dell’obbrorio legislativo della tabella H. In sostituzione un bando pubblico per le associazioni, enti no profit, centri studi che dimostreranno di “meritare” i finanziamenti per garantirsi la sopravvivenza in vita. Sempre che il governatore sia in grado di strappare dalle mani dei burocrati opachi la gestione di un bando che può facilmente trasformarsi in un carrozzone. L’ennesimo della Regione siciliana.

Il governo Crocetta, però – non si può non sottolinearlo – a un anno esatto di distanza dall’elezione ha prodotto più scissioni, litigi, sconquassi e rivoluzioni d’immagine che altro. Il governatore si presenterà domani in aula con in agenda una serie di appuntamenti – già fissati – per far fronte ad emergenze su emergenze: i 20 mila precari dell’Isola, la riforma del sistema dei rifiuti, gli enti locali senza fondi in cassa, il rischio di congelamento degli stipendi dei regionali per la mancata concessione della deroga allo sforamento del patto di stabilità. Condizioni che a definirle oggettive e causate dalla congiuntura economica non basta a risolverle. Ma lui è pronto ad affrontare la sfida come questa mattina racconta al Giornale di Sicilia dicendosi pronto al taglio in bilancio di un altro miliardo di euro “senza fare macelleria sociale”. E così si va alla sfiducia. Che il governatore supererà sicuramente. Resta da adesso in poi, la sfida vera: far funzionare la Sicilia.