La Sicilia e la danza delle cifre. Resta un mistero se il bilancio di previsione 2016 della Regione potrà essere chiuso ,mantenendo stabili almeno le spese correnti e se per fare un bilancio si dovrà ricorrere al ‘massacro Sicilia’.

E’ questo il vero tema della politica siciliana di questi giorni. Volato a Roma mercoledì scorso il Presidente Crocetta è rimasto nella capitale per trattare con il Ministero, seguire l’iter della legge di stabilità nazionale nella quale dovrebbero essere stanziati i fondi per l’isola ma anche per partecipare alle inaugurazioni dei presepi siciliani.

L’unico risultato fin qui raggiunto resta il rinvio della trattazione della mozione di sfiducia che doveva essere discussa dall’Ars giovedì ed è, invece, slittata a martedì prossimo. Ma non è certo neanche che la si potrà trattare fra tre giorni come previsto. Non c’è traccia, infatti, del rientro a Palermo di Crocetta e soprattutto non c’è certezza dei fondi che Roma vorrà destinare all’isola.

Palermo continua a chiedere 1 miliardo e 400 milioni, somma minima per la sopravvivenza senza fare ulteriore macelleria sociale. Roma offriva inizialmente 600 milioni saliti adesso a 900 con l’emendamento in legge di stabilità. Il mezzo miliardo mancante il sottosegretario Davide Faraone garantisce che arriverà con altri provvedimenti, diversi dalla legge di stabilità e a firma e competenza del governo senza necessità di passare dal Parlamento.

Una rassicurazione che non rassicura visti i tanti scontri e le tante tensioni proprio fra Crocetta e faraone, fra Palermo e Roma, fra renziani e governo regionale.

I bene informati continuano a sostenere che l’ordine di scuderia da Roma è quello di tagliare i fondi e lasciare che il governo regionale concluda il suo mandato nell’impossibilità di dare risposte al mondo del precariato. E la tensione ieri era palpabile già durante lo sciopero dei precari siciliani. La partita politica si continua a giocare sul futuro di circa 24mila persone.

E se i soldi non arrivassero, come sembra sempre più probabile, cosa faranno alla Regione tireranno a sorte per decidere quale categoria di precari buttare a mare?

Qualcuno a Palermo e, forse, qualcuno anche a catania è già pronto a cavalcare la tigre precari per un tornaconto politico che, però, si fa sempre più rischioso