Un taglio da 115 milioni e una ricerca di finanziamenti anche attraverso la vendita degli immobili. La Regione prova così a far quadrare i conti in un momento difficile per l’economia europea.

E domani approda a Sala d’Ercole l’esercizio provvisorio. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato l’assessore all’Economia Gaetano Armao.

Assessore, la Regione è al suo terzo esercizio provvisorio consecutivo…

La Regione è, nel decennio, al settimo esercizio provvisorio. È una pratica che non è per niente propria solo del governo Lombardo. Certamente, in un momento difficile come quello attuale, far quadrare i conti è complicato, complici la crisi economica, l’esigenza di stringere la cinghia e ridurre le spese incrementando le entrate. Se a ciò aggiungiamo il minor gettito fiscale e il fatto che lo Stato non ha fatto chiarezza sulla cosiddetta compartecipazione regionale al fondo sanitario, è chiaro che non si può chiudere un bilancio facilmente.

E lo stesso è col Patto di Stabilità: non è stato ancora chiuso l’accordo con lo Stato. Ma siamo consapevoli che, in un un momento di crisi come questo, i cittadini chiedono ai politici di fare quadrato, senza polemiche. Di non fare bilanci che dimostrano che la Sicilia per dieci anni ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, non spendendo quello che non abbiamo, e dismettendo quello che non è più strategico; fare una cura dimagrante,  serrare i ranghi e dimostrare che la Sicilia ce la fa”.

In questi giorni si parla di un “buco” di 500 milioni nei conti regionali…

Lo dice un giornale fazioso che usa la contumelia e l’approssimazione come strumento ordinario di descrizione della realtà, ingannano i propri elettori. Noi dobbiamo dire le cose come stanno, perché siamo degli amministratori pubblici e rispondiamo personalmente. I numeri sono quelli che sono, i nostri conti sono rigorosi, frutto di un’operazione di chiarezza per rendere la Sicilia credibile. In un momento di federalismo, di concorrenza tra le regioni, non è pensabile non avere le carte e i conti in regola. Senza questi elementi, la Sicilia non ha credibilità, non va da nessuna parte.

La nostra scommessa è quella della verità dei conti e della credibilità. Su questo ci giochiamo tutto”.

Anche i futuristi, vostri alleati, lamentano tagli in settori ritenuti importanti: Arpa, teatri e parchi.

Giustamente i colleghi difendono le loro rubriche. Nessuno vorrebbe la riduzione applicata al proprio settore.  Certo, ci sono dei settori che hanno goduto di trasferimenti massicci e devono cominciare a fare cura dimagrante. Ci sono realtà culturali molto più piccole che non hanno altra risorsa se non il trasferimento regionale. Bisogna saper scegliere tutelando i più deboli.

I tempi per l’approvazione del Bilancio 2011?

Stiamo definendo velocemente anche il maxi emendamento per la finanziaria, abbiamo una verifica quotidiana sui conti, attendiamo dallo Stato quei chiarimenti di cui abbiamo parlato prima, abbiamo il piano di riorganizzazione delle società (siamo passati da 28 a 10), è pronto il piano di dismissione.

Il 2010 è stato un anno nero per l’economia europea; il 2011 come sarà per la Sicilia?

Vi sono sintomi di una crescita. I dati vengono dai principali istituti di ricerca nazionali: vi sono i dati di Unioncamere-Prometeia, che, ad esempio, prevedono per la Sicilia una crescita dell’1.1% che conferma il nostro Dpef, ovvero una crecita equivalente a quella del centroItalia. Questo permetterebbe all’Isola di agganciare la ripresa. Un primo riscontro a questa previsione viene dall’Istat, la cui previsione ci dice che negli ultimi 3 trimestri la Sicilia ha incrementato le proprie esportazioni quasi del 50%. Una crescita che si contraddistingue per prodotti della trasformazione agricola, dell’elettronica e dell’industria manifatturiera.

Sono flebili fiammelle, è vero, ma che dobbiamo tenere coperte affinchè non si spengano, sperando che diventino il grande fuoco che divampi nella crescita dell’economia siciliana.

Qui l’intervista. Riprese Davide Vallone e Cristiano Baio. Montaggio Davide Vallone.